sangiovanni.jpgClandestini: il parroco di S. Giovanni per i minori stranieri che compiono 18 anni.


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(s.s.) Al compimento del diciottesimo anno si diventa clandestini. In Italia è così. Se si è giunti minorenni non accompagnati sul territorio italiano da meno di tre anni o se non si stanno frequentando progetti di integrazione in accordo con i servizi sociali da almeno due, con la maggiore età si conquista il “diritto” alla clandestinità. Tutto il resto non conta. Ed è per chiedere che questa anomalia tutta italiana venga finalmente cancellata che don Amerigo Barbieri, parroco della chiesa di San Giovanni a Brescia, ha deciso di scrivere al capo dello Stato.
Una lettera cortese ma accorata in cui si chiede, al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, di intercedere presso parlamento e governo per risolvere la brutta situazione creata dalla legge 94/2009 dell’8 agosto. Il 20 ottobre scorso alla camera dei deputati c’era già stata una votazione unanime al riguardo per “considerare la possibilità di assumere le necessarie iniziative per rilasciare il permesso di soggiorno anche per quei minori stranieri che abbiano raggiunto la maggiore età e che abbiano già intrapreso un percorso documentato di integrazione sociale e civile”. Ma il tutto è rimasto lettera morta. Così don Amerigo ha preso carta e penna e ha scritto a colui che ritiene avere un “ruolo di garanzia costituzionale e nella sua chiara sensibilità ai problemi dell’umanità sofferente”.
Il parroco di San Giovanni, tuttavia, è stato chiaro nello spiegare che con questo gesto non si vuole chiedere una sanatoria per tutti i minori: “così come votato alla camera, chiediamo che venga risolta la questione per quegli adolescenti che abbiano davvero intrapreso un cammino documentato e condiviso di integrazione educativa, civile e sociale. Altri hanno rifiutato ciò che è stato loro proposto dai servizi sociali, e hanno preferito prendere la strada per l’illegalità”. Non è, insomma, per questi ultimi che si sta intraprendendo questa strada, anche se la speranza che anche loro possano rientrare in un percorso di tutoraggio non viene mai abbandonata.
In tutta Italia sono 5.806 i minori stranieri non accompagnati, e in particolare 4.400 quelli con più di 16 anni e che quindi dovrebbero abbandonare il territorio italiano al momento del compimento del diciottesimo anno di età se la normativa non fosse cambiata. A Brescia ce ne sono 45 secondo i dati dei servizi sociali comunali, e 6 di questi sono ospitati nella casa accoglienza “I tre volti” aperta proprio nella parrocchia di San Giovanni dal novembre 2009. Qui i ragazzi sono seguiti da educatori qualificati in accordo con il comune, e proprio pensando al loro destino che la parrocchia ha deciso di chiedere l’intercessione del capo dello Stato. In realtà la lettera, che verrà spedita nei prossimi giorni, non è il primo passo fatto in questa direzione. La parrocchia si era già attivata facendo ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato per cercare di smuovere le acque della normativa, ma finora i procedimenti hanno dato esito negativo. “La presenza di questi ragazzi è una ricchezza per la comunità, con loro abbiamo investito tempo e forze che non devono essere vanificate, è doveroso risolvere la situazione”.
“E’ un appello al buonsenso in un paese afflitto da una normativa sempre più contorta e che rende incerta ogni decisione”, ha commentato Roberto Rossini, presidente delle Acli provinciali e sottoscrittore della lettera. Così come don Marco Mori, rappresentante dell’ufficio oratori della diocesi: “Dobbiamo ricordare che prima di essere stranieri, si tratta di minori e come tali dovrebbero essere trattati. Dovremmo usare la giusta sensibilità educativa nei loro confronti e le istituzioni governative dovrebbero avere più fiducia del lavoro svolto in questi anni dai servizi sociali e dalle agenzie educative accreditate”.

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