(red.) Il social network Facebook come mezzo per veicolare informazioni tra gruppi “segreti” in cui gli iscritti potevano condividere istruzioni sull’assemblaggio di ordigni esplosivi realizzati con composti chimici regolarmente in commercio e sull’uso di armi.
Li aveva creati il ventenne marocchino arrestato giovedì mattina dalla polizia a Brescia.
Il giovane, hanno accertato gli uomini dell’Antiterrorismo, aveva una vera e propria mania per gli aspetti “operativi” della jihad ed aveva conoscenze informatiche “eccezionali” che gli hanno permesso di predisporre accorgimenti tecnici particolari che impedissero la scoperta dei gruppi segreti.
Tra le regole imposte dal giovane jihadista marocchino per l’adesione a uno di questi gruppi ve ne era una molto esplicita: “nessun video su canti religiosi, solo armi ed esplosivi”.
Secondo gli investigatori, che hanno al momento escluso l’appartenenza del marocchino ad una cellula o un gruppo terroristico operanti in Italia, il giovane era comunque molto pericoloso. E questo perchè, sostengono gli uomini dell’Antiterrorismo, a soli vent’anni il marocchino rappresenta il ”tipico prodotto” delle martellanti campagne di propaganda condotte attraverso Internet da Al Qaeda e da altre organizzazioni terroristiche.
Una precisa strategia diretta soprattutto a suggestionare i giovani musulmani residenti in Occidente affinchè si immedesimino nell’ ideologia terroristica e poi, autonomamente e senza alcun contatto diretto con l’organizzazione, passino all’azione. Come stava per fare il giovane arrestato a Brescia che, secondo gli inquirenti, stava preparando un attentato alla sinagoga ebraica di via Guastalla a Milano.

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