(red.) Qual è lo stato di salute del commercio in città? Ha provato a dare una risposta Confesercenti, che ha condotto un’indagine per raccogliere informazioni utili ad analizzare la realtà del commercio nel centro di Brescia.
Obiettivo dell’indagine, conoscere nel dettaglio la situazione delle imprese presenti nel centro storico cittadino, fornire alla nuova Amministrazione proposte supportate da concreti elementi di analisi e accendere una serie di focus su questioni strategiche per la città di Brescia, quali: accessibilità e fruibilità del centro storico di Brescia; competitività della rete distributiva del centro storico rispetto all’offerta commerciale dei centri commerciali periferici; ruolo del tessuto imprenditoriale distributivo in una prospettiva di crescita.
L’iniziativa di Confesercenti è stata condotta con il coinvolgimento del Comitato Confesercenti della città di Brescia. Sono stati rielaborati complessivamente 393 questionari compilati tra il primo ottobre e il 17 ottobre 2013 da 303 negozianti e 90 titolari di pubblici esercizi del centro appartenenti a diverse categorie merceologiche, di cui il 36% del settore abbiglialento, il 23% pubblici esercizi, il 6% profumerie, erboristerie e farmacie, il 5% tessile, mobili e articoli per la casa, il 4% librerie, cartolerie, edicole, il 3% tabaccherie, e il 23% altri settori.
Il 68% dei commercianti che hanno partecipato all’indagine si rivolge a una clientela eterogenea non riconducibile ad una specifica fascia di età; seguono per ordine d’importanza la fascia di età 46 -65 anni (14%) e 36 -45 anni (8%). Abbastanza simile la clientela per i pubblici esercizi, dove la fascia indifferenziata è pari al 63%, mentre sale il peso della clientela più giovane: fascia 36 -45 anni (18%) e 26 – 35 anni (8%). Allo stesso tempo si registra una diminuzione della fascia 46 – 65 anni (8%) e si azzera il peso degli ultra 65enni.
Per i negozianti, il principale mercato di riferimento è decisamente costituito da residenti nel capoluogo e abitanti della provincia. Sensibile anche l’impatto dei residenti in province limitrofe, mentre anche per i pubblici esercizi il mercato principale è rappresentato dagli abitanti di Brescia e della provincia. Appare più rilevante, rispetto al commercio, il peso delle province limitrofe, mentre si conferma la scarsa rilevanza sia dei turisti italiani, sia di quelli stranieri.
La competenza e il rapporto di fiducia con il consumatore rappresentano, per il 38% dei commercianti, la principale motivazione di scelta da parte dei propri clienti, seguito per importanza dalla vendita di marchi apprezzati (20%) e dall’offerta di prodotti di nicchia difficilmente reperibili altrove (17%). Diminuita, poi, la frequentazione del centro storico di Brescia nel corso del 2013. Lo afferma, infatti, il 72% dei partecipanti all’indagine. Per il 19% la frequentazione è rimasta invariata, mentre solo per il 9% è aumentata. Per l’83% dei commercianti la frequentazione è diminuita tra il 20% e il 50%, per l’8% è diminuita per oltre il 50% rispetto al 2012, mentre per il 9% la diminuzione è inferiore al 20%.
La crisi, pare, è meno pesante per i pubblici esercizi, che sostengono di lavorare meno nel 50% dei casi, contro un 44% che non ha notato variazioni rispetto all’anno scorso e uno stupefacente 6% che si dice soddisfatto per un aumento della clientela. Parlando di fatturato, poi, la situazione è peggiorata per il 69% degli intervistati, mentre per il 23% non ci sono grosse differenze con il passato e un fortunato 8% può vantare un aumento nelle entrate.
«Dall’indagine emerge uno stato di forte disagio tra i commercianti del centro cittadino», ha commentato Alessio Merigo, direttore di Confesercenti. «Quello che loro hanno percepito per il 2013 è un calo di affluenza nel centro, un calo di clienti e di fatturato. In genere, sono divisi sul giudizio della metro e tutti lamentano la mancanza di parcheggio. Al di là delle difficoltà economiche che incidono sulla capacità di consumo, emerge dunque un dato sulle infrastrutture».
Da un altro censimento condotto da Confesercenti nella primavera del 2013, poi, era emerso un altro allarmante dato: nel centro storico cittadino, un negozio su quattro risultava essere chiuso per cessata attività. A questo punto, quindi, sembra essere necessario prendere contromisure efficaci per invertire la rotta.

Comments

comments

9 Commenti

  1. chi crede alle panzane sulla “ripresa” raccontate dal telegiornale e dalla stampa di regime……crede anche a babbo natale e alla befana.
    Finchè in Europa comanderanno Banche e Finanza…….e i governi eletti dal popolo non conteranno un fico secco…..non ci potrà essere nessuna “ripresa”.

    In Italia centrodestra e centrosinistra hanno giurato fedeltà alle Banche e alla Finanza. Continuate a votarli e la “ripresa” la vedremo col binocolo………………

    • E difficile votare anche un movimento di protesta che avendo la possibilità di andare a frugare dappertutto non lo fa……………leggesi ,una volta eletti bisogna metterci la la faccia e gli attributi ,non pensare utopisticamente ad avere oltre il 50% dei consensi ……………………………per cambiare le cose

    • Vada a Milano tra Cairoli e San Babila a vedere come metropolitana, corsie preferenziali e aree pedonali uccidono il commercio…
      Il peggior nemico dei commercianti è la loro mentalità, e lo dico per esperienza familiare

        • Avendo vissuto in entrambe le città penso di poter dire: perché no? Fatte le debite proporzioni sulle misure si tratta di due centri molto più simili di quanto possa sembrare, in termini urbanistici e viabilistici in primis.
          La differenza più grossa è che il centro di Milano (sempre in proporzione) è più ricco di uffici.
          Ricordo che quando chiusero al traffico via Dante e corso Vittorio Emanuele i commercianti si stracciarono le vesti e piansero come ossessi, per poi trovarsi le strade colme di gente… Se poi la gente non entra nei negozi a comprare non è certo colpa della pianificazione urbanistica, ma di prezzi, qualità e crisi.
          Mia mamma inoltre ricorda come alla fine degli anni cinquanta la costruzione della linea 1 della metropolitana sia stata oggetto di critiche e resistenze ferocissime

          • Se mi paragona i commercianti di Mi con quelli di BS, le do ragione.
            Se invece entriamo in tema viabilità, le realtà sono talmente diverse, che fare un confronto è arduo se non impossibile.

  2. La politica (non ti dico quale…) sta affermando da tempo che stiamo uscendo dal tunnel, le Borse festeggiano un giorno sì e l’altro pure grazie ai sostegni a pioggia di Draghi.
    Da più parti invece arrivano segnali preoccupanti secondo i quali la “crisi”, quella vera, quella nera, sta arrivando ora.
    Del resto cosa si sta facendo? : NADA DE NADA! (per affinità di problemi con gli Spagnoli)