(red.) Più che di un semplice problema, si tratta piaga sociale di difficile soluzione.  La violenza sulle donne, oggi come ieri, è estremamente diffusa. Anche e soprattutto fra le mura domestiche.
Alla casa delle donne di via San Faustino, nel 2013, hanno bussato ben 366 vittime. Solo nei primi due mesi del 2014, le richieste di aiuto sono state 75.
Secondo i dati del pronto soccorso del Civile di Brescia, ogni due giorni una donna arriva in ospedale con evidenti segni di maltrattamento e violenza. Alla Poliambulanza, in fra gennaio e febbraio sono stati registrati 10 casi. E questo senza contare i casi in cui ci si rivolge direttamente alle forze dell’ordine. E quelli in cui, per paura, non ci si rivolge proprio a nessuno.
In tutti gli ospedali bresciani in cui è presente un pronto soccorso, è stato creato un protocollo per accogliere le donne vittime di violenza, che vengono assistite seguendo uno schema specifico, condiviso con le aziende sanitarie locali.
Al di là della retorica che spesso accompagna giornate come l’8 marzo, è necessario fare una riflessione. Magari la giornata delle donne sarà diventata, per molti, più una festività commerciale che altro. Un’occasione per comprare qualche rametto di mimosa (a un prezzo stratosferico) e sentirsi in pace con se stessi per il resto dell’anno.  Se, però, fermarsi a riflettere sulla situazione può essere d’aiuto anche solo a qualcuno, allora il gioco vale la candela.
Oltre all’elevatissimo numero di vittime colpite, il dato più allarmante riguarda gli aguzzini. Nella stragrande maggioranza dei casi di violenza, infatti – il 52% fra gli italiani e il 63% fra gli stranieri – questa viene messa in atto dal partner o dall’ex della donna.

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