(red.) I pazienti sottoposti al metodo Stamina? Sono stati usati come cavie umane e dagli Spedali civili di Brescia, dove si praticavano le infusioni, arrivavano «autocertificazioni non conformi al vero o fallaci».
Lo scrivono i pm di Torino nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari su metodo Stamina, spiegando che l’associazione a delinquere messa in piedi dai venti indagati (tra cui il “guru” Davide Vannoni e il suo braccio destro Marino Andolina) «somministrava o faceva somministrare ai pazienti preparati senza conoscerne natura, implicazioni, potenzialità e rischi e senza eseguire o far eseguire i tests necessari prima dell’impiego del prodotto sull’uomo, così indebitamente trasformato in cavia».
Inoltre non è stata fornita «ai pazienti un’adeguata informazione circa la terapia da somministrare, la natura dei trattamenti cui sarebbero stati assoggettati ed i possibili rischi ad essi connessi».
Pesanti dunque le accuse rivolte all’ideatore del metodo a base di staminali. Vannoni, secondo quanto ha scritto il pm Raffaele Guariniello,«pretendeva il pagamento di somme di denaro anche ingenti da parte di disperati pazienti o familiari – costretti talvolta a ricorrere a finanziamenti e prestiti – richiedendo espressamente che nella causale del bonifico fosse indicata la dicitura ‘contributi, donazioni e oblazioni erogati da persone fisiche’, così aggirando i divieti di legge».
Secondo il pubblico ministero, Vannoni pretendeva anche «la sottoscrizione di false dichiarazioni da parte dei pazienti circa la reale terapia loro somministrata, in cambio di un asserito sconto sul prezzo pattuito inizialmente» e «somministrava o faceva somministrare ai pazienti preparati senza conoscerne natura, implicazioni, potenzialità, rischi».
Inoltre Vannoni «prometteva la guarigione o quantomeno il miglioramento della qualità della vita a pazienti affetti da gravi patologie e disperati per le loro condizioni di salute, asserendo che il ‘metodo Stamina’ rappresentava una terapia vincente, che avrebbe consentito un recupero della funzionalità fisiologica in misura elevata, anche mostrando filmati di presunti pazienti prima e dopo la cura».
Il chirurgo Andolina, braccio destro di Vannoni, dovrà invece rispondere di minacce «per avere nel corso di un colloquio telefonico, minacciato un ingiusto danno» ai genitori di una bambina, «dicendo che non avrebbe avuto pietà di loro e che gliela avrebbe fatta pagare» per le loro dichiarazioni sulle cure da parte di Stamina, apparse sui quotidiani lo scorso gennaio.
Dall’avviso di chiusura indagini emerge anche che un medico, sentito dalla procura e che in passato aveva espresso parere favorevole al metodo Vannoni, in una deposizione ha ammesso poi di vergognarsi della sua «leggerezza»: «Mi vergogno e mi sento colpevole se le mie relazioni possono avere contribuito a convincere tribunali giudicanti sulla necessità di autorizzare la terapia del nulla. Ho sbagliato. Stamina è una scatola vuota».
Inoltre il pm scrive di «autocertificazioni di pubblici funzionari non conformi al vero o fallaci». Nell’atto di chiusura indagini si parla anche degli Spedali Civili di Brescia, dove si praticavano le infusioni di Vannoni e il cui direttore sanitario Ermanna Derelli, risulta ora indagata a Torino.
L’autocertificazione del direttore generale dell’azienda ospedaliera di Brescia messa a punto nel 2011 che doveva garantire la conformita del metodo Stamina «è risultata mendace – si legge nell’atto di chiusura inchgiesta – in ordine al possesso dei requisiti di qualita farmaceutica, laddove dichiara ‘le preparazioni sono effettuate non a scopo di lucro e nel rispetto dei requisiti di qualita’ farmaceutica approvati dall’Istituto Superiore di Sanità».

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