cocaina(v.p.) Giovanni ha 37 anni, vive in una casa normale sul lago d’Iseo ed è cresciuto in una famiglia normale. Ha studiato, come molti ragazzi, si è laureato come tanti suoi coetanei e ha trovato un lavoro che lo gratificava nonostante i grandi sacrifici e lo scarso guadagno (fa il giornalista ndr). Ma allora perchè parliamo di lui? Perchè Giovanni, qualche giorno fa, ha raccontato su Facebook la sua dipendenza dalla cocaina; sensazioni, emozioni, frustrazioni e tanto altro. Ha avuto il coraggio di parlare dei “down”, dei deliri di onnipotenza che si impossessavano di lui dopo una sniffata, e della fatica che ha fatto per sconfiggere la dipendenza. Giovanni, nei giorni scorsi, dopo due anni senza quella sostanza tremenda, è stato intervistato dalle Iene di Italia Uno. Il suo post sui social è servito anche ai presidi di due istituti superiori, che lo hanno chiamato a raccontare la propria esperienza ai giovani studenti. Ecco il testo completo di Giovanni, al quale facciamo i complimenti per il coraggio e la volontà dimostrata.

L’omicidio di Luca Varani, ucciso a Roma dai suoi due amici durante un festino a base di alcol e coca è l’ennesimo e purtroppo non sarà l’ultimo.
Gli inquirenti hanno parlato di una scena del crimine da film dell’orrore e di un modus operandi violento e sadico.
Chi mi legge spesso sa che non scrivo quasi mai di cronaca nera, ma questa notizia mi ha sconvolto più di altre, perché mi tocca personalmente.
Sono stato dipendente dalla cocaina per anni, ora grazie a molte persone che mi hanno aiutato e alla mia volontà di liberarmene, mi sono salvato. Dopo aver riacquistato equilibrio interiore e lucidità, sono riuscito a comprendere davvero l’estrema pericolosità di una droga troppo sottovalutata e giustificata.
La cocaina è sdoganata. Oggi la gestualità di infilarsi una cannuccia nella narice e inspirare la polverina bianca ha lo stesso significato sociale che aveva negli anni cinquanta bersi un brandy o accendersi un sigaro.
cocaina assunzioneIl cocainomane non è più solo il grande industriale o l’uomo di spettacolo. È il fornaio, l’impiegato, l’agente di commercio, l’operaio, il fruttivendolo, il precario e l’ambulante. Non pippano solo i ricchi, lo fanno anche i poveri. Gli ultimi dati ufficiali indicano che a Brescia ogni giorno si consumano diecimila dosi di cocaina. E il 7% delle persone tra i 16 e i 65 anni la assume almeno una volta alla settimana.
Si sniffa per resistere ai ritmi alienanti di un lavoro manuale troppo pesante. Cuochi, camerieri, camionisti, uomini da cantiere. Ma si pippa anche per essere sempre attivi, pronti, fulminei, efficienti e intraprendenti. In questo mondo sempre più frenetico la cocaina ti permette di essere sempre connesso. Asciuga le lacrime, cicatrizza le ferite, le delusioni, la paura, i problemi e lo fa immediatamente. Trasforma la routine in divertimento, regala prestazioni insuperabili, energia, creatività, ma soprattutto annulla la stanchezza.
È la droga dell’onnipotenza, del non-limite e dell’aumento artificiale dell’euforia. È come una chiave capace di aprire i recettori neurologici del piacere e stimolarli a dismisura. Ecco perché quando l’effetto finisce comincia il down, cioè quel senso di tristezza e malinconia che aumenta esponenzialmente (craving) fino a quando non si assume altra sostanza.
L’abuso di cocaina porta allucinazioni visive e uditive, paranoie, psicosi e visione distorta della realtà. Nel delirio un amico improvvisamente può apparire come un nemico, una situazione normale diventa assurda, una voce gentile viene scambiata per demoniaca. Paranoia, ansia e angoscia si amplificano terribilmente diventando insopportabili e sfociando in un delirio psicologico incredibile.
Ricordo ancora un delitto di circa 10 anni fa. Un ragazzo in preda alle allucinazioni da cocaina aveva massacrato sua nonna a colpi d’ascia perché in lei vedeva il diavolo.
cocaina cilindriHo provato personalmente allucinazioni causate da cocaina. Se ci ripenso sento come un pugno nella bocca dello stomaco. Ve ne racconto una, solo per farvi capire la situazione assurda che si può vivere. Ero in una casa, ho sentito la voce di due persone che mi chiamavano per nome. Mi sono voltato e ho visto due uomini che caricavano le pistole e volevano uccidermi. Sono scappato e per salvarmi dai due mi sono buttato dal secondo piano dell’edificio. Ho seriamente rischiato di morire o di restare paralizzato. Ovviamente nessuno mi inseguiva, eppure io li vedevo e li sentivo.
Ecco cos’è la cocaina.
È la piaga più grossa del mondo occidentale e nei prossimi decenni pagheremo profumatamente gli effetti negativi sulla salute fisica e mentale di due o tre generazioni.
Io mi sono salvato e scrivo queste cose per farvi capire la gravità del problema.
La cocaina non è uno scherzo, non è un divertimento e non è una festa.
È una droga che distrugge il corpo e il cervello delle persone.
Toglie la voglia di vivere e di sorridere. Ipnotizza la vita, gli obiettivi, i desideri e le decisioni di chi la usa. Trasforma gli esseri umani in robot alienati, cambia il carattere, le aspettative, i bisogni.
cocaina2La cocaina spegne i sogni, perché diventa l’unica ragione che ti permette di andare avanti.
Molti cocainomani si nascondono dietro un dito. Dicono di farlo ogni tanto, nel weekend o per festeggiare qualcosa. Mentono sapendo di mentire.
La coca non ha niente di divertente.
Questa è l’unica verità. Quando ti svegli il giorno dopo sei uno straccio. Ti specchi e ti senti una merda. Prometti a te stesso guardandoti negli occhi che sarà l’ultima volta, ma sai già che non è così. Perché lei è più forte di te e dei tuoi buoni propositi, è più forte dell’amore e della dignità, più forte della fede in Dio e della preghiera.
Allora devi avere il coraggio e l’umiltà di chiedere aiuto ai professionisti.
Soltanto loro, insieme alla fatica, la pazienza, il dolore e la perseveranza potranno salvarti.
Il percorso è lungo e pieno di imprevisti. Ma la rinascita arriva, perché finché c’è vita c’è speranza e nessuno è perduto, nessuno è escluso. Nemmeno i casi più disperati.
Poi un giorno realizzi che la tempesta è finita, il mare si è calmato e la notte buia ha lasciato il posto all’alba.
Ognuno se ne accorge in modo diverso.
Io lo capisco ogni volta che incontro una persona fatta di coca. Lo guardo negli occhi e provo infinita tristezza, impotenza e compassione. È come quando vedi un bimbo malato di cancro. Vorresti fare l’impossibile per salvarlo, ma sai benissimo che non puoi fare assolutamente nulla.

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5 Commenti

  1. Ho un caro amico che ha avuto lo stesso problema e mi raccontava le fasi di euforia e la depressione pazzesca che gli veniva dopo l’effetto. Anche lui mi parlava di festini che duravano giorni in cui succedeva di tutto. Proprio una brutta storia. Complimenti a Giovanni