di Diego Serino
E’ dura la vita di strada, non è facile passare tutte le notti al freddo aspettando i clienti, salendo e scendendo dalle auto, scambiando rapporti sessuali con uomini non sempre piacevoli, puliti ed educati. E’ ancora meno facile se per sfuggire dal degrado della quotidianità ci si rifugia nella cocaina, avviluppante dama bianca che con il suo inganno amplifica i problemi invece di risolverli. Questa è la storia di tre ragazze: Manila Fugazza, 31 anni, Slaviza Marinkovic, 25 anni, ed Ediviana Lopez de Cruez, 33 anni. Tre giovani diverse tra loro; la prima italiana, la seconda nomade, la terza proveniente addirittura dal lontano Brasile, ma con in comune due cose, la professione, quella più antica del mondo, e un vizio, anzi sarebbe meglio dire una schiavitù: la cocaina. C’è un’altra cosa, però, che le accomuna: moriranno tutte e tre ammazzate in malo modo.

E’ la mattina del 11 marzo del 2001: un corpo di una giovane donna viene rinvenuto nella campagna tra Gussago e Castegnato. La ragazza è stata ammazzata: due coltellate ed un colpo in testa. Si chiama Manila Fugazza, è cremonese ma vive e si prostituisce a Brescia. Un paio di mesi dopo la scena si ripete: nella campagna di Travagliato due agricoltori, in un canale di irrigazione, ritrovano, avvolta in un lenzuolo e nascosta in due sacchi, un’altra donna uccisa: è quasi irriconoscibile ma si scopre che si chiama Slaviza Marinkovic, una nomade e che anche faceva “la vita”. Da luglio ad agosto passa ancora meno tempo. Il 26 agosto, a Passirano, è la sera in cui muore Edviana Lopez de Cruez, simpatica ed allegra ragazza brasiliana. Ad ammazzarla quattro coltellate. E’ la terza prostituta in pochi mesi.

I carabinieri si rendono conto di avere a che fare con un serial killer ma le indagini non sono semplici: solamente un errore dell’assassino può portarli da lui. Il killer è cattivo ed assetato di sangue ma sarà anche intelligente? La speranza è che non lo sia. E le preghiere vengono ascoltate. Qualche giorno dopo il cellulare rubato all’ultima vittima si accende e resta acceso, tanto da permettere agli inquirenti di accedere al suo codice imei e di risalire, così, al nuovo proprietario e, successivamente, all’uomo da cui l’aveva acquistato.
Si arriva così a Giordano Pasinelli, un operaio 35enne di Bornato che vive con i genitori: gli inquirenti lo mettono sotto torchio. A condurre l’interrogatorio è il pm Alessandra Chiavegatti che riesce ad ottenere la confessione dell’uomo. E’ una storia triste, di droga e disperazione, di avidità ed abbrutimento, di vite spezzate per una manciata di banconote. Pasinelli è un uomo strano: frequenta prostitute, vende e “pippa” cocaina, è avido e, soprattutto, ha poco rispetto per la vita. E’ un connubio terribile che la povera Manila scoprirà per prima la notte tra il 9 ed il 10 marzo.
E’ l’uomo stesso che con una freddezza agghiacciante racconta quanto successo. Quella sera carica la ragazza in auto. Lei gli deve qualche centinaio di euro per la cocaina che l’uomo saltuariamente procura a lei e ad altre ragazze che “battono” sulle strade bresciane. Pasinelli è agitato, forse perché carico di polvere bianca. Non ha proprio voglia di farsi prendere in giro ancora, vuole i soldi. La ragazza non li ha. Pasinetti questa volta non vuole soprassedere. Con l’auto si reca presso una stradina di campagna, vicino alla ferrovia Brescia-Edolo, ed uccide la ragazza con due coltellate ed una botta alla testa. Il movente: pochi soldi e le paure di un uomo che si sentiva “preso in giro”.

Fatto sta che Pasinelli ci prende gusto e decide di sistemare le altre debitrici alla stessa maniera. Il 15 luglio è la volta della povera Slaviza Marinkovic. Poi il 26 agosto tocca a Edviana. I motivi sempre gli stessi: l’avidità e le psicopatie dell’uomo. Una persona che, anche davanti agli inquirenti, mostra tutta la sua cattiveria.
Si dice, infatti, pronto a vendere a pagamento la propria vicenda ad un giornale locale, salvo ritrovare il suo lato umano quando parla della propria famiglia: a loro aveva riservato il suo lato migliore, quello di bravo ragazzo e lavoratore, non quello di assassino tossicodipendente incline a frequentare viados e prostitute. La prima preoccupazione dell’uomo è, infatti, che i suoi familiari non vengano a conoscenza dei suoi racconti. Per gli inquirenti ci si trova davanti ad una persona sconvolta da scatti d’ira e cocaina e su di lui si inizia ad indagare anche per un altro omicidio avvenuto nel ’94, quando una prostituta venne uccisa nella zona del Carmine da un killer mai rintracciato proprio a coltellate senza, tuttavia, trovare altri riscontri significativi.

Giordano Pasinelli, difeso dall’avvocato Gianbattista Scalvi, che punterà vanamente sulla psicopatia del suo assistito per farlo scagionare, verrà condannato con il rito abbreviato a 20 anni di reclusione. Nel 2003, la corte d’appello condannerà in via definitiva Pasinelli a 30 anni ma l’uomo resterà sospettato anche di altri omicidi. 

LEGGI ANCHE: 

Brescia Noir, amici di droga: l’omicidio Pappalardo 

Brescia Noir, la storia del mostro di Pontoglio

Brescia Noir: il Delitto dell’Alabarda

Comments

comments