(red.) Ci si prepara all’ennesimo tentativo di rilancio dell’aeroporto Gabriele d’Annunzio di Montichiari, nel bresciano. Da una parte lo vuole la Regione Lombardia e dall’altra anche l’Ente nazionale dell’aviazione civile. Per questo motivo si pensa a un piano di sviluppo da adottare entro il 2030 che porterà lo scalo bresciano ad essere come Malpensa sul fronte cargo e per 1 milione di passeggeri ogni anno. Come lo ha presentato martedì 27 marzo il consigliere delegato ai Trasporti della Provincia di Brescia Diego Peli, si parla di tre fasi da attuare entro il 2020, 2025 e 2030.

Verrà allungata la pista verso Castenedolo e poi sul lato di Montichiari per un totale di 3.450 metri, la prima del genere in Italia per lunghezza. Poi la nuova linea ferroviaria Brescia-Montichiari – da valutare la stazione in superficie o sotto terra – da parte di Rfi per l’alta velocità Brescia-Verona tra il 2022 e 2023. Sarà rimossa l’area della caserma Serini e ci sarà un primo ampliamento del piazzale cargo con tanto di tensostruttura, zona manutenzione, hangar e area carburante.

Anche una nuova rotonda di accesso verso il terminal dei passeggeri. Poi ci sarà un secondo ampliamento nella zona cargo e altre opere collegate. Dal punto di vista dei numeri, il settore cargo dovrebbe crescere di oltre il 4%, dalle 34 mila alle 429 mila tonnellate. I passeggeri, invece, dovrebbero passare dagli 8 mila di oggi a quasi un milione all’anno. Di questo piano di rilancio dovrebbe occuparsi Save, la società che gestisce gli aeroporti di Venezia e Treviso e che ha quote nella Catullo Spa.

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3 Commenti

  1. Ma se è stato deciso che lo shunt ferroviario AV/AC non si farà, come può la ferrovia a passare da Montichiari? Quanto descritto è il vecchio progetto integrato dello Stadium Global Center.
    In ogni caso, tutta aria fritta

  2. Tre fasi, quindi forse fra dodici anni potrebbe realizzarsi qualcosa di faraonico affidato però a Save, cioè la società che ha tutto l’interesse a sviluppare invece il sito di Venezia, come sta già facendo, a scapito di quello di Verona, e figuriamoci quindi Brescia. E’ più facile credere a Babbo Natale che all’attuazione di questo progetto, peraltro già denominato “tentativo di rilancio”…