di Diego Serino
Bruno Tiraboschi ha 52 anni, sposato con la 50enne Amalia Sanzi, vive a Colombaro di Cortefranca, nel bresciano, e hanno due figli. Di mestiere fa il muratore, ma nella vita Bruno di lavori ne ha cambiati tanti. Fino a poco tempo prima, infatti, era un venditore ambulante, girava i mercati del pesce. Aveva venduto la licenza proprio per ristrutturare la villette di Colombaro dove vive con la famiglia. In passato aveva gestito diversi bar a Iseo, Clusane e Cazzago, e anche un night a Valdobbiadene, nota località produttrice di vino nel Trevigiano. Da un po’ di tempo a questa parte è tornato a fare il lavoro di sempre, il muratore. Attività che da più giovane l’aveva portato in giro per il mondo: Libia, Arabia Saudita e Jugoslavia. Accanto a lui, durante questi viaggi di lavoro l’amico Tommaso Rainero, 54 anni, con il quale lavora ancora e che con i Tiraboschi condivide anche l’appartamento dove vivono.

E’ un sabato sera di ottobre del 1994, sono circa le 20.30, quando Bruno sale sulla sua Ritmo chiara e scompare nella notte. Fino a martedì nessuno si preoccupa di Tiraboschi, neanche la moglie: i rapporti tra i due erano freddi e l’uomo, che aveva una relazione con una 42enne croata, Angelica Tubic, conosciuta in un night, era solito allontanarsi per giorni senza avvertire. Il martedì, Amalia Sanzi, venuta a conoscenza del ritrovamento di un cadavere con una cicatrice sotto l’ascella nella zona industriale di Montichiari, si decide a fare denuncia ai carabinieri. Suo marito, infatti, porta i segni di un’operazione ai polmoni. Il cadavere ritrovato è stato fatto a pezzi con una sega circolare ed i resti raccolti in due sacchi della spazzatura. Non solo: la testa non c’è. Bastano, comunque, i macabri resti per dare un nome al morto. La moglie lo riconosce.

Si, è proprio lui: Bruno Tiraboschi. Nella stessa giornata si trova anche l’auto di Bruno, è stata abbandonata nella zona di Cazzago San Martino, poco lontano dal paese dove viveva. Sull’auto si trovano tracce di sangue. Gli elementi nelle mani degli inquirenti sono solo questi. Si inizia ad indagare nella vita dell’uomo. La moglie, nonostante i rapporti non fossero più quelli di un tempo, parla di una persona buona e generosa, troppo probabilmente, visto che, secondo la consorte, prestava soldi a tutti per riceverne, spesso, in cambio, cambiali protestate. Si scopre, però, che Bruno aveva una passione: le carte, in particolare il ramino pokerato. Giocava spesso nei bar della zona, ma le puntate non erano così alte da metterlo nei guai.

L’altra passione di Bruno, che in paese conoscevano tutti e che l’uomo non faceva niente per nascondere, era quella per Angelica Tubic, la bionda e procace spogliarellista che lo aveva fatto innamorare e con la quale aveva una relazione da qualche anno. La Tubic, tuttavia, non è una di quelle donne di cui è una fortuna innamorarsi. Anche lei è sposata, con un muratore 40enne con cui vive a Bornato, frazione di Cazzago, la zona in cui è stata ritrovata l’auto della vittima, ma soprattutto è una di quelle donne che ama sfruttare gli uomini che la amano. In paese si racconta che lei continuasse a chiedergli soldi e a trattarlo male. La donna viene ascoltata come testimone e le sue dichiarazioni portano ad indagare su un gruppo di slavi che risiedono in Franciacorta.

Contemporaneamente non viene tralasciata nessuna pista, si indaga anche sui movimenti di denaro di Tiraboschi: pare, infatti, che la vittima stesse trattando un affare con un professionista di Iseo, da un mese scomparso, forse in Costa Azzurra. Mille ipotesi ma alla fine nessun risultato. Non si scoprirà mai chi ha ucciso Bruno Tiraboschi nè che fine ha fatto la sua testa. 

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