Foto dal profilo Facebook del Wwf Bergamo-Brescia

(red.) Salmonellosi. Dovrebbe essere questa la sindrome che ha colpito e ucciso centinaia di storni tra quelli trovati morti in diverse zone della provincia di Brescia, ma anche nella vicina bergamasca. E nel frattempo il fenomeno sembra non esaurirsi, tanto che anche martedì 4 dicembre i funzionari dell’Agenzia di Tutela della Salute di Lonato sono stati chiamati a Ponte San Marco notando una cinquantina di uccelli che avevano perso la vita sotto due alberi. E poche ore prima era accaduto anche sulla sponda orobica del lago d’Iseo. Ma la segnalazione peggiore, o per lo meno quella iniziale, si era avvertita nella bassa bresciana e sul lago di Garda tra Montichiari, Calcinato, Desenzano e Sirmione.

A questo punto le autorità sanitarie, gli scienziati e gli ambientalisti sono preoccupati di quanto sta accadendo, soprattutto per possibili contagi per quanto riguarda l’uomo. Anche se in realtà questi erano stati già smentiti. A parlare di salmonellosi ed escludere forme di influenza o peste aviaria sono i tecnici dell’Ats di Brescia che hanno esaminato alcune carcasse, mentre l’istituto Zooprofilattico sta individuando le cause di questa epidemia tra i volatili. Si tratterebbe di un’infezione batterica comune tra questi esemplari che si muovono in gruppo. Molti fanno riferimento come rifugio alla riserva naturale delle Torbiere, ma durante la giornata e per mangiare si spostano in altre zone con il rischio di contagio.

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