Immagine presa da Amicimartinengo.it

di Diego Serino
Percorrendo a ritroso la storia degli eventi delittuosi avvenuti nella nostra provincia, la mia scelta è stata quella di fare un salto indietro nel tempo, e partire da un omicidio che si consumò molti secoli fa.
Siamo nel 1542, quando un giovane uomo viene trovato esanime, trafitto da tredici pugnalate e finito con due colpi di pistola. Chi è mai costui? Si tratta del primogenito della nobile famiglia dei Martinengo, Giorgio, uomo coraggioso e valido combattente, bello ed affascinante, colto ma anche terribilmente ambizioso, superbo e sprezzante degli altri.
I francesi lo chiamano il superbo italiano. La sua vita è costellata di azioni impetuose e coraggiose ma, talvolta, delittuose, che in passato gli sono costate il bando dalla città. In quel periodo visse alla corte del re di Francia per fare ritorno, poi, a Brescia.


La causa della sua morte?
La leggenda dice che fu un vecchio torto che le altre famiglie bresciane, in particolare gli Avogadro, non avevano proprio voglia di mandare giù. I fatti risalgono a tre anni prima dell’omicidio, e la causa scatenante delle tensioni fu una visita della duchessa di Mantova a Brescia, che diede vita ad un contenzioso tra le famiglie bresciane per chi avrebbe avuto l’onore di ospitarla.
La Duchessa, per non creare problemi, scelse di dimorare presso il Gambero, l’hotel più in voga del tempo. Giorgio, venuto a saperlo, decise di pagare il proprietario del locale per spostare l’insegna dell’albergo proprio davanti alla sua dimora riuscendo, così, a spuntarla sugli altri. Tanto ne fu piacevolmente divertita la Duchessa, tanto le altre famiglie bresciane giurarono di vendicarsi.

Tre anni dopo si arrivò alla resa dei conti. Fu Alovisio Avogadro accompagnato da una numerosa rappresentanza della sua cricca a farsene carico. La vita di Giorgio Martinego, come la sua ambizione, finirono con tredici coltellate in corpo e due “palle di pistola” che lo lasciarono scomposto e privo di vita sul selciato del Palazzo delle Mercanzie, oggi corso Mameli. Al di là della leggenda, in realtà le motivazioni della morte di Giorgio Martinengo sarebbero da ricercare nella politica: Giorgio era filo francese, gli Avogadro, invece, spalleggiavano la Serenissima. 

 

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