(red.) E’ salito a quattro il bilancio dei bimbi prematuri morti nel reparto Neonatale di terapia intensiva dell’ospedale Civile di Brescia nell’arco di una settimana. Ma dalla struttura sanitaria finita al centro delle cronache nazionali intendono fare alcune precisazioni, perché non tutti i piccoli deceduti sarebbero venuti a mancare per la stessa causa. Solo in due di questi si parla di batterio e quindi di infezione, mentre negli altri due è stata evidenziata una grave crisi respiratoria poi peggiorata e con l’ultimo bambino morto, in terapia intensiva, si tratta invece di una malformazione congenita a poche ore dalla nascita. A proposito dei due piccoli – Nicole e Cristian – morti per infezione da batterio, è stata definita come “enterocolite necrotizzante“.

Nel frattempo procedono le inchieste avviate dalla procura di Brescia con la commissione lanciata dalla Regione Lombardia e anche il pool del ministero della Salute, tra i carabinieri del Nas che ieri, lunedì 7 gennaio, hanno raggiunto l’ospedale per acquisire documenti. Subito è emersa la differenza nelle cause dei decessi e viene quindi esclusa una possibile epidemia nel reparto. Nicole e Cristian, quindi, sono deceduti per l’infezione, mentre Marco è morto per una crisi respiratoria peggiorata con uno shock settico. Ma il fatto che tutti si trovassero nella stessa stanza ha fatto ritenere che ci fosse qualcosa di particolare e comune a tutti. Insieme alla sensazione di un batterio – la Serratia marcescens – che la scorsa estate aveva ucciso un bambino, sempre in terapia intensiva Neonatale. Infine, sabato scorso 5 gennaio è venuto a mancare un quarto bimbo, come riportavano fonti di stampa, ma si trattata di una malformazione congenita. E infatti quest’ultimo caso non è stato preso in considerazione dalla procura.

Per il resto, è aperta un’inchiesta per omicidio colposo contro ignoti, ma non ci sono indagati. Intanto oggi, martedì 8, la magistratura darà incarico di svolgere le autopsie sui corpi di Cristian e Marco. Il triste bilancio dell’ultima settimana ha visto il primo decesso di Nicole il 4 gennaio dopo l’enterocolite, poi venerdì 5 per Cristian figlio di genitori immigrati e portato al Civile per un’infezione, poi era subentrata l’insufficienza respiratoria. Infine, Marco sempre il 5 gennaio. E in questo panorama c’è la posizione della mamma di Nicole, appunto la prima deceduta, che chiede che si faccia chiarezza, in attesa di conoscere l’esito dell’autopsia già eseguita sul corpo della piccola. La sensazione della donna è che non si sia trattata di un’infezione, ma di uno sbaglio nella pratica quotidiana dei medici. E aveva iniziato ad avere dei dubbi dopo il decesso degli altri due piccoli all’inizio del 2019 nella stessa stanza. Nel frattempo, a livello giudiziario, l’avvocato Chantal Frigerio che aveva seguito la vicenda della scorsa estate, ora è stato chiamato ad affrontare la nuova situazione.

Per quel caso l’intero reparto formato da 16 persone tra medici e personale è stato indagato e ora si attende la relazione dei consulenti. E in questo panorama si inserisce anche la posizione di Gaetano Chirico, direttore proprio dell’unità operativa di Neonatologia e Terapia intensiva neonatale intervistato da Bresciaoggi. “In tutta Italia in un anno nascono 5 mila bambini pre-termine e in media ne muoiono circa 750 – dice il professionista.- Tre decessi concentrati in una settimana fanno notizia, ma nel confronto statistico siamo perfettamente in linea con gli altri anni. E con le altre strutture italiane e straniere, anzi siamo messi meglio”. E a proposito dei quattro decessi nello stesso reparto, il medico parla di “assoluta casualità. Si tratta di alti e bassi normali. Basti dire che in tutto il mese scorso non c’era stato neppure un decesso. Era ingiustificato il clamore mediatico della scorsa estate e lo stesso vale per questi episodi, frutto soltanto di una tragica concomitanza temporale”.

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