(red.) Ora ci sarebbero delle conferme, rispetto al rischio che si è spesso paventato in Italia, di terroristi islamici che sfruttano gli sbarchi dall’Africa tra i più disperati per raggiungere il nostro Paese e organizzare degli attentati. E’ quanto emerge da un’operazione condotta nelle ore precedenti a mercoledì 9 gennaio da parte dei carabinieri del Ros con le varie stazioni territoriali nelle province di Palermo, Trapani, Caltanissetta e Brescia e tutti coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Tutto è partito da un pentito della jihad che ha parlato di presunti sbarchi “fantasma” di cui ne avrebbero approfittato anche persone vicine al terrorismo islamico.

E con il blitz scattato nelle ultime ore sono state fermate 15 persone. “Vi racconto quello che so perché voglio evitare che vi troviate un esercito di kamikaze in Italia” ha detto il pentito che sta collaborando con i magistrati italiani per una tratta di migranti dalla Tunisia. Così è andata in scena l’operazione “Abiad” che ha portato ai fermi, accusati di terrorismo e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. “Reati questi aggravati poiché commessi avvalendosi del contributo di un gruppo criminale organizzato impegnato in attività delinquenziali in più di uno Stato” come riportano agenzie e fonti di stampa in base a quanto scritto nel provvedimento cautelare. Atto che è stato firmato dal procuratore aggiunto Marzia Sabella e dai sostituti procuratori Gery Ferrara e Claudia Ferrari.

“Attuale e concreta minaccia alla sicurezza nazionale”, si continua a leggere e “rischio terrorismo di matrice jihadista”. “Sussistono significativi ed univoci elementi per ritenere che l’organizzazione in esame costituisca un’attuale e concreta minaccia alla sicurezza nazionale poiché in grado di fornire a diversi clandestini un passaggio marittimo occulto, sicuro e celere che – si legge nell’atto – proprio per queste caratteristiche, risulta particolarmente appetibile anche per quei soggetti ricercati dalle forze di sicurezza tunisine, in quanto gravati da precedenti penali o di polizia ovvero sospettati di connessioni con formazioni terroristiche di matrice confessionale“. Uno degli indagati è “contiguo ad ambienti terroristici a sfondo jihadista pro Isis in favore di cui, attraverso la sua pagina Facebook, ha posto in essere una significativa azione di propaganda jihadista con incitamento alla violenza ed all’odio razziale.

Ulteriore segno di radicalizzazione a sfondo religioso è l’iscrizione dell’indagato al gruppo Facebook ‘Quelli al quale manca il paradiso’. L’uomo è accusato di avere fatto apologia dell’Isis. Secondo la Procura antimafia avrebbe istigato al terrorismo, invocando anche la morte in nome di Allah e facendo apologia dello Stato islamico. Sul suo profilo Facebook gli inquirenti hanno trovato alcuni video e foto che inneggiavano all’Isis. “Il martirio e la jihad la sola via per aspirare al paradiso”, si legge tra i messaggi del capo dell’organizzazione criminale. Postava anche foto di bandiere americane bruciate o di quelle nere dell’Isis. “Significativa azione di propaganda jihadista con incitamento alla violenza e all’odio razziale” si legge ancora nell’atto di fermo.

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