(red.) Le conseguenze della maxi operazione lanciata all’alba di ieri, mercoledì 9 gennaio, con l’arresto di quindici persone per terrorismo e contrabbando, hanno raggiunto anche un 27enne tunisino residente a Ome, in provincia di Brescia. Il giovane abita da qualche tempo nel paese con la moglie e un figlio piccolo, ma da ieri si trova detenuto nel carcere di Canton Mombello perché avrebbe fatto parte, seppur in tono minore, della presunta organizzazione criminale. Lui e altri quattordici connazionali sono finiti nel mirino della procura distrettuale di Palermo con le accuse, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, contrabbando ed esercizio abusivo dell’attività di intermediazione finanziaria.

A mettere le manette a tutti gli arrestati, tra le province di Brescia, Palermo, Trapani e Caltanissetta sono stati i carabinieri del Ros delle varie stazioni. Nel caso del 27enne residente nel bresciano, giunto dalla Sicilia per lavorare in un’azienda della Franciacorta, avrebbe ospitato una connazionale clandestina dandole anche un biglietto per Londra, un cellulare e del denaro. Nella giornata odierna, giovedì 10 gennaio, sarà interrogato dal giudice delle indagini preliminari per la convalida del fermo. Per quanto riguarda gli altri quattordici, avrebbero avviato una vera e propria organizzazione con cui erano in grado di trasferire diversi migranti dal nord Africa a bordo di motoscafi con cui muoversi in poche ore verso la Sicilia.

Mezzi che venivano usati anche per trasportare sigarette di contrabbando. Incassando il denaro da questa attività – anche fino a 2.500 euro ciascuno dai migranti per il viaggio – lo destinavano in proprietà immobiliari in Tunisia e su conti correnti intestati a soggetti ora sotto indagine. A questo sodalizio si è arrivati anche controllando l’attività social del “tesoriere” del gruppo, colui che avrebbe finanziato il terrorismo e che promuoveva post dedicati sullo Stato islamista. Ma prima ancora a parlare era stato un pentito della jihad a proposito del timore che in Italia sarebbe arrivato un esercito di kamikaze. “Minaccia alla sicurezza nazionale” come hanno scritto gli inquirenti nel provvedimento di arresto. E a Ome, dopo il fermo del 27enne tunisino, serpeggia un clima di sorpresa. Tra i vicini di casa di H. F. in via Maiolini si parla di un ragazzo tranquillo, anche se non era molto conosciuto in paese. Di certo è uno dei tanti stranieri presenti nella comunità locale.

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