(red.) Si potrebbe andare verso la riapertura del caso di Desirée Piovanelli, la 14enne che venne violentata e uccisa il 28 settembre del 2002 all’interno della cascina Ermengarda di Leno, nel bresciano, da parte di un branco formato da tre minorenni e un adulto. A distanza di diciassette anni da quei fatti e condannato in modo definitivo nel 2005 – dopo quattro processi – a scontare 30 anni di carcere che attualmente sta espiando a Canton Mombello, Giovanni Erra chiede la revisione dello stesso processo.

Per questo, ha dato mandato ai propri avvocati di fare tutto il possibile per riaprire la vicenda giudiziaria e tornare in campo. Gli altri tre minori che secondo le sentenze erano con lui quel giorno hanno incassato dai 10 ai 18 anni. All’epoca Erra era un operaio di 35 anni e che, sempre stando ai giudici, avrebbe avuto un atteggiamento disumano verso la ragazza e spinto i tre ragazzini a inveire su di lei. Cosa che invece il trio non avrebbe commesso senza l’appoggio dell’adulto, almeno secondo le sentenze.

E non avrebbe avuto pietà nel far uccidere Desirée evitando l’accusa di violenza sessuale. Tuttavia, adesso potrebbe cambiare lo scenario e la sensazione del padre della vittima, Maurizio Piovanelli, che ha sempre attribuito quei fatti a un giro di pedofilia, è che Erra voglia fare i nomi di altri che sarebbero coinvolti in quella situazione. Forse gli stessi che il padre della ragazza aveva già fornito alla procura di Brescia.

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