(red.) Il rischio concreto se non cambierà qualcosa a livello di Regione Lombardia è che nel 2020 il servizio di trasporto pubblico locale in provincia di Brescia vada al collasso dal punto di vista economico. E’ quanto emerso ieri, mercoledì 9 gennaio, da una riunione dell’agenzia del Tpl guidata dal presidente Claudio Bragaglio. Infatti, attualmente il servizio è garantito per il 60% da trasferimenti da enti pubblici esterni e il resto dai biglietti e abbonamenti. A livello lombardo lo scorso 13 dicembre i consiglieri bresciani avevano fatto approvare un ordine del giorno per impegnare la giunta a modificare i criteri di ripartizione delle risorse sul trasporto pubblico. Di conseguenza, se dal Pirellone dovessero accettare, a Brescia non ci sarebbero più problemi.

Al contrario il servizio sarebbe a rischio, anche se dall’agenzia criticano il fatto che la posizione bresciana sarebbe penalizzata dal punto di vista delle risorse ottenute rispetto agli altri e pur avendone diritto. Nel frattempo si sta stilando il piano di bacino che sarà approvato in modo definitivo il prossimo 17 gennaio dall’agenzia e che si propone di rivoluzionare l’organizzazione a partire dal 2020. L’idea è puntare su dieci linee di forza, cinque nuove dorsali tra Iseo e Salò, niente più sovrapposizioni tra il percorso degli autobus e quello della metropolitana, capolinea dei bus extraurbani proprio alle fermate del metrobus e tragitti a orari e frequenza fissati.

Tutto questo, ovviamente, tenendo conto della speranza di modifiche da parte del Pirellone. Al momento, infatti, il piano della Regione sarebbe di stanziare 55 milioni di euro come contributo totale, includendo però anche la metropolitana. Ma così facendo si dovrebbero trovare 12,5 milioni per mettere i bilanci in equilibrio. Il periodo da tenere sott’occhio sarà quello tra il prossimo giugno e il giugno del 2020 quando entrerà in vigore il nuovo servizio di gestione unica dei trasporti locali nel bresciano.

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