Camelidi del circo Orfei

Lo scorso 24 Dicembre scrissi al Comune di Brescia per protestare contro il circo Davide Orfei. Come accade in parecchie occasioni, il circo con animali ha rivelato il suo vero volto. Il Circo Davide Orfei deteneva una giraffa, due zebre e alcuni cammelli su un piazzale in asfalto e gelato nella periferia di Brescia. Con il termometro che segnava zero gradi, quando la temperatura prevista (per legge) per questi animali esotici non deve scendere sotto i 12 °C. Per questo il 5 gennaio i carabinieri forestali hanno proceduto al sequestro degli animali, perché «detenuti in condizioni incompatibili con la loro etologia» si legge nel comunicato stampa, dove si ricorda il mancato rispetto delle linee guida imposte dalla commissione scientifica CITES del Ministero dell’Ambiente, in vigore dal 2010.
“Gli animali dimoravano in strutture prive di sistemi di riscaldamento”-ricordano i militari e“sostavano all’esterno direttamente sull’asfalto, che al momento del controllo era ghiacciato,senza che fossero stati predisposti spazi con terreno naturale o sabbia e rami”. La proprietaria del circo è stata denunciata per il reato previsto dall’articolo 727 del codice penale “in quanto deteneva animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze”. Rischia l’arresto fino ad un anno o un’ammenda da mille a 10mila euro. Sono stati anche denunciati, dai carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro di Brescia, per aver reclutato e sottoposto a sfruttamento lavorativo, approfittando del loro stato di bisogno, tre lavoratori “in nero”, due stranieri del Gambia e una pakistana, provvisti di regolare permesso di soggiorno, corrispondendo loro una retribuzione palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali i quali venivano alloggiati in condizioni precarie all’interno di un camion adibito ad alloggio di fortuna. 

Non è la prima volta che un circo a Brescia finisce al centro di un sequestro: la notizia dei cani chow chow truccati da Panda scoperti quattro anni fa sempre a Brescia, nell’Orfei Circus (un’altra gestione rispetto al David) fece il giro del mondo. Brescia, ultimamente balzata alle cronache come città più inquinata d’Italia, sta diventando il teatro della crudeltà?

Parecchi Comuni hanno inserito nei loro regolamenti il divieto di attendamento del circo con animali ma, in caso di impugnazione del regolamento, hanno perso la causa perché la legge nazionale tutela il circo, addirittura come spettacolo culturale. E lo finanzia pure! Un Comune non deve vietare ciò che una legge dello Stato permette, secondo il precetto sempre valido “ubi maior, minor cessat”, ma non deve neppure subire l’invasione dei carrozzoni circensi senza battere ciglio. L’arrivo del circo in città è un evento straordinario e su quello ci si deve concentrare nel momento opportuno; un’Amministrazione Comunale dovrebbe predisporre rigidi controlli su documentazione e condizioni di salute degli animali, regolamentare severamente gli spazi di attendamento, porre limiti alle affissioni e soprattutto controllarle (i circensi sono noti anche per le loro affissioni abusive).

Se un circo percepisce di non essere ben accetto, se il tendone è semivuoto, se i controlli, sono rigorosissimi, se gli spazi concessi sono scomodi da raggiungere… allora si può sperare che il circo non ritorni. In caso contrario, ogni anno si rischia di avere a che fare con le domande di attendamento di questi lager viaggianti. Attendiamo il prossimo circo a Brescia per vedere se l’esperienza insegna. Cordiali saluti.

Paola Re, Via Virginio Arzani n.47, 15057 Tortona (AL)

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