(red.) Lo staff medico del reparto di Terapia intensiva neonatale dell’ospedale Civile di Brescia non avrebbe avuto alcuna responsabilità nella morte del piccolo Paolo, avvenuta la scorsa estate 2018 dopo che anche altri otto piccoli prematuri erano stati infetti dal batterio della Serratia marcescens. E’ scritto nero su bianco nella relazione che nelle ore precedenti a sabato 12 gennaio i consulenti della procura di Brescia hanno depositato in tribunale. Si fa riferimento a quanto avvenne in agosto, con l’infezione di massa e sedici, tra medici e addetti, indagati dalla magistratura. Tuttavia, oggi emerge come loro avrebbero fatto tutto il possibile per evitare la morte del bambino, anche se non è chiara la modalità del contagio.

Subito dopo il decesso, il reparto era stato bonificato ed erano stati proposti degli incontri con i familiari dei piccoli pazienti. Fino all’inchiesta, dovuta, per omicidio colposo. In quell’occasione erano intervenuti i carabinieri del Nas di Brescia per raccogliere tutti i documenti necessari, mentre in seguito era stata disposta l’autopsia sul piccolo Paolo. Considerando che il batterio è resistente e difficile da debellare, il reparto era stato chiuso agli ingressi di nuovi piccoli.

E nel frattempo, a distanza di mesi e mentre la Terapia intensiva neonatale del Civile sta vivendo un altro momento difficile per la morte di quattro neonati – due per infezione – in una settimana, si registra un altro decesso. E quello di Ivan, il nato prematuro e che dallo scorso agosto, dopo essere stato colpito dalla Serratia, era ricoverato nella massima struttura cittadina. Ieri pomeriggio, venerdì 11 gennaio, il bimbo ha perso la vita dopo aver lottato per mesi. Nato prematuro lo scorso luglio, il mese successivo aveva contratto il batterio e potrebbe essersi aggravato in questi ultimi giorni, dopo i decessi dei due accertati da infezione.

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