(red.) Quella di ieri, giovedì 7 febbraio, è stata un’altra giornata di dibattito e posizioni a proposito della nuova centrale turbogas che Duferco intende realizzare nel vecchio stabilimento di via Bologna a Nave, nel bresciano. La prima “puntata” si è vissuta al Senato dove il bresciano Giampietro Maffoni (FdI) ha chiesto delucidazioni nel question time al ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Peccato che, come ha lamentato il senatore, il ministro non si sia presentato lasciando l’incombenza a quello dei rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro. “I tecnici stanno valutando i permessi e le questioni di carattere burocratico, è prematuro esprimersi” ha letto il ministro Fraccaro rispondendo all’interrogazione. Di fronte a questa risposta ritenuta insufficiente, Maffoni ha annunciato che incontrerà i sindaci del territorio per valutare cosa fare.

Anche alla luce delle proteste dei residenti che parlano del possibile inquinamento che ne deriverà. E in questo scenario si introduce anche la Fiom Cgil di Brescia che in una lunga nota sottolinea la propria posizione favorevole alla centrale. “Dal 2012-13 il Treno Vergella ha praticamente smesso di funzionare, ciò ha comportato da quel periodo una mancata emissione in atmosfera dei fumi del forno del treno e una riduzione dei camion e dei mezzi funzionali all’approvvigionamento delle billette, alla produzione e alla spedizione del prodotto finito. Nel 2013 è terminata anche la produzione delle trafile e delle reti; anche in questo caso è terminata la movimentazione necessaria alla produzione e alla spedizione. Pertanto una delle voci delle emissioni ancora oggi autorizzate, le 144 ton/anno per 7.200 h/anno, per il forno del treno Vergella, è da oltre 6 anni che è totalmente inesistente, così come sono cessati totalmente i transiti dei mezzi, sia per la produzione Vergella, sia per la produzione Trafile/Reti. La lavorazione delle Reti, in misura minore, è ripresa con la società Ferriere Nord del gruppo Pittini dal mese di agosto del 2017. La produzione non comporta emissioni.

La produzione del Treno Travi è continuata a regime fino al 2014, con 16 turni settimanali. Con la movimentazione di circa 50 camion/giorno in entrata e di circa 100 camion/giorno in uscita. Le emissioni autorizzate – si legge nella nota del segretario Francesco Bertoli – sono quelle previste con 7.200 h/anno, 201,6 ton/anno. Sul finire del 2014 le emissioni sono totalmente terminate, avevano tolto la fornitura del gas e dell’elettricità, così come sono terminati da allora i transiti dei 150 mezzi. Il treno travi ha ripreso la produzione a settembre 2018 e lavora per 5 turni settimanali 4 settimane si 4 settimane no e questo sarà purtroppo l’andamento per tutto il 2019. Nel frattempo si è insediata sul sito la società Acofer, una attività commerciale del gruppo Duferco, che lavora su 10 turni settimanali e che non prevede ricorso ad emissioni in atmosfera. Questa è la situazione attuale. I cittadini che sono stati minimamente attenti a quanto accaduto in questi anni sanno di questa situazione e sanno che il sito ex Stefana di via Bologna non ha prodotto nulla per circa 5 anni e che il treno Vergella è da circa 7 anni che è fermo totalmente. In sintesi, negli ultimi anni e per i prossimi, tra quanto direttamente autorizzato in tema di emissioni e il potenziale inquinamento prodotto dai mezzi in transito, il sito di via Bologna non ha concorso e non concorrerà sostanzialmente alla determinazione di parti inquinanti.

Diciamo questo perché la polemica di chi sta affrontando seriamente la vicenda della centrale non tiene conto di questi fatti, perché per quanto potranno essere le emissioni della centrale, non raggiungeranno mai la quantità potenzialmente inquinante della messa a regime del solo Treno Travi, figuriamoci se si aggiungesse la messa in funzione del Treno Vergella e figuriamoci se fosse ripristinato il traffico dei mezzi di cui abbiamo parlato, che sono tutte peraltro misure già autorizzate. Ci spiacerebbe scoprire che tutto ruota attorno alla riapertura delle produzioni in via Bologna e che per i cittadini e per le istituzioni questo fosse un problema, dopo lo sforzo compiuto dai lavoratori per il mantenimento del loro posto di lavoro. Insistiamo nel dire, e abbiamo cercato di spiegarlo, che non è la portata delle eventuali emissioni della centrale il problema per l’inquinamento di Nave e dei comuni limitrofi, così come ci stupisce la posizione assunta dal Comune di Brescia, che francamente avrebbe potuto chiedere quanto meno delle informazioni più complete. Oggi Brescia e altri Comuni limitrofi hanno valori inquinanti alti senza che lo stabilimento di via Bologna abbia concorso minimamente.

Noi riteniamo che le decisioni che dovranno essere assunte andranno vagliate nel migliore dei modi, anche comprendendo il fatto che la decisione sia di non concedere l’autorizzazione alla costruzione della centrale, quello che non accettiamo è che si tenga conto nella discussione di pareri e fatti totalmente fuori luogo e di gestire una problematica di queste dimensioni inseguendo messaggi telefonici e filmati vari come se fossimo in una campagna elettorale, non tenendo viceversa conto dei fatti attuali ed accaduti e dei dati realmente di carattere tecnico. Abbiamo sentito alcuni che hanno detto che nella centrale si bruciavano i rifiuti di Napoli, altri che si andava a costruire una centrale termonucleare, altri che le centrali sono pericolose a prescindere, altri che Nave ha già subito per troppo tempo l’inquinamento dalla siderurgia, dimenticando che la siderurgia a Nave tramite le pensioni di chi ha raggiunto i requisiti pensionistici è ancora un elemento ben presente in paese”.

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