(red.) Ieri mattina, martedì 12 febbraio, si è consumato un caso di evasione dal tribunale di Brescia dove nell’arco di quelle ore era in programma un’udienza. Il personaggio in questione è Marius Marmura, 30enne di origine rumena che stava scontando la pena nel carcere di Canton Mombello dopo una sentenza definitiva per dei fatti dello scorso 2012 in Romania per una lite in discoteca con feriti. Tra le sbarre dell’istituto di pena, ieri mattina il giovane era stato condotto con il mezzo cellulare della Polizia Penitenziaria verso il palagiustizia per un’udienza alla Corte d’Appello. Il furgone che lo trasportava era entrato nel parcheggio sotterraneo e da lì il detenuto con gli agenti erano in attesa dell’ascensore per raggiungere gli altri piani e l’aula del processo. Ma in quegli istanti il 30enne è riuscito a divincolarsi e a sviare la sorveglianza, tanto anche da togliersi le manette.

A quel punto è iniziata la fuga – erano circa le 11 – quando ha raggiunto il parcheggio esterno e ha usato un’auto in sosta come trampolino saltando oltre il muro di cinta. Subito dopo è approdato sui vicini binari della linea Milano-Venezia e scappando verso via Sostegno è salito su un treno diretto verso Milano. E proprio nel capoluogo meneghino, nella tarda serata, è stato catturato. Giornata difficile, quindi, per le forze dell’ordine nei confronti dell’uomo che era stato arrestato lo scorso 23 dicembre dalla Polizia Stradale di Chiari durante un posto di blocco. In quell’occasione il giovane stava guidando una Ford Mondeo e al momento del controllo è risultato avere patente e carta d’identità falsi. Era stato poi portato in caserma e si era scoperto che si trattava di Marmura, destinatario di un mandato di arresto europeo dopo la condanna definitiva a 7 anni e sei mesi di reclusione per rissa e lesioni. E dopo che lo scorso dicembre era finito in carcere era in attesa dell’udienza che doveva svolgersi proprio ieri.

Tra l’altro il rumeno è noto anche alla giustizia italiana per una serie di furti. Subito dopo l’evasione erano scattate le ricerche condotte dal procuratore generale Pier Luigi Maria Dell’Osso che aveva svolto un sopralluogo sulla zona, mentre la fotosegnaletica era stata diffusa a tutte le pattuglie delle forze dell’ordine. Di fatto era partita una caccia all’uomo che ha coinvolto anche la Squadra Mobile della questura nel corso del pomeriggio e per una persona ritenuta pericolosa anche perché violenta. E la sua corsa è finita su un treno per Milano dove pare che il giovane abbia dei parenti tra Paderno Dugnano e Corsico. E’ stato quindi riportato in carcere a Brescia e la prossima settimana si terrà l’udienza già programmata per la convalida del fermo, ma dovrà rispondere anche dell’evasione.

Nel frattempo, si moltiplicano le reazioni per quanto avvenuto. Per Alfonso Greco, segretario regionale per la Lombardia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sinappe) “la grave vicenda porta alla luce le priorità della sicurezza (spesso trascurate) con cui quotidianamente hanno a che fare le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria”. Anche la segreteria generale dello stesso sindacato dice che è “obbligo ragionare sulle condizioni in cui operano le scorte. Si continuerà a parlare di questi fatti fin quando lo Stato non si deciderà ad investire risorse concrete sul tema della sicurezza. Per l’Osapp “l’episodio purtroppo dimostra che il problema delle carceri resta centrale non solo nell’amministrazione penitenziaria, che si ostina a non affrontare il problema degli organici, dei mezzi a disposizione della polizia penitenziaria e delle risorse, ma anche dell’autorità politica, la quale, dopo l’iniziale interessamento, probabilmente solo per scopi propagandistici, ha poi di fatto lasciato il corpo in balia degli eventi”. “Nel giro di qualche giorno, ci stiamo scontrando frontalmente contro un sistema che, per quanto ci riguarda, sta facendo acqua da tutti i lati” aggiunge la Uilpa. E a livello politico “situazioni come questa sono figlie di un disinteresse che da troppi anni subiscono gli agenti delle forze di polizia, abbandonati a svolgere il proprio mestiere senza i dovuti supporti e perennemente sotto organico – dice il senatore bresciano della Lega Stefano Borghesi – alla Polizia penitenziaria va la mia solidarietà”.

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2 Commenti

  1. Convengo con Franco Togni che gli agenti di sorveglianza erano un po’ polli. Comunque tutto bene ciò che finisce bene. Scappato alle 11.00 ma acchiappato in serata a Milano; bene o male il sistema funziona.
    Andrea Breda

  2. Lasciano basiti le proteste dei vari “sindacati” di Polizia.
    Cosa c’entrano organici e mezzi con questa evasione? Chi doveva sorvegliare ha commesso degli errori.
    “…è riuscito a divincolarsi e a sviare la sorveglianza, tanto anche da togliersi le manette.” Togliersi le manette da solo?? E chi è costui? Houdini?? Viene il sospetto che le manette non le aveva…….

    E figuriamoci se mancava il “solito” politico della Lega che esprime la sua solidarietà…….per raccattare qualche voto in più.