(red.) Colpo di scena nella vicenda di Sana Cheema, la 25enne pakistana cresciuta a Brescia che sarebbe stata uccisa dai familiari perché aveva rifiutato un matrimonio combinato nel proprio paese di origine. Questa mattina, venerdì 15 febbraio, in Pakistan un giudice del tribunale di Gujrat ha assolto tutti gli undici imputati che erano accusati del delitto della giovane. E tra loro ci sono anche il padre e il fratello, liberati, oltre la madre e lo zio. Nata in Pakistan, ma cresciuta a Brescia, nella nostra città aveva anche studiato prima di trovare un lavoro a Milano.

Nel frattempo si era legata anche a un ragazzo italiano suo fidanzato. I genitori di lei, ottenendo anche la cittadinanza italiana, erano stati con la figlia per diversi anni prima di trasferirsi in Germania. E nell’aprile del 2018 l’avevano indotta a raggiungerli in Pakistan per delle nozze combinate. Lei si era rifiutata e in seguito venne trovata morta. I familiari avevano sempre parlato di cause naturali, invece l’autopsia aveva accertato un omicidio con strangolamento. Tuttavia, secondo il giudice non ci sarebbero prove certe di questo delitto e ha quindi assolto tutti gli accusati.

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