(red.) La notizia di ieri, venerdì 15 febbraio, dell’assoluzione degli undici imputati per il delitto della 25enne Sana Cheema e per il quale il giudice di Gurjat ha deciso di liberare tutti per insufficienza di prove, ha provocato sconcerto a Brescia e in tutta Italia. E a questo punto diventerà un caso di diplomazia internazionale. Il primo a parlare nei minuti successivi alla sentenza e nel momento in cui sui social pakistani veniva diffusa la notizia, è stato Jabran Fazal, portavoce della comunità pakistana di Brescia. “Non ho parole. Proprio nelle ore in cui si festeggiava l’Amore nelle festa di San Valentino, Sana è stata uccisa una seconda volta. Che brutte sorprese le ha riservato la sorte, sia in vita che in morte. Non mi aspettavo assolutamente questo esito – ha scritto in un post.- Gli undici imputati, a vario titolo coinvolti nella uccisione ed occultamento del cadavere sono stati rilasciati per l’insufficienza di prove. Non so come abbia agito la difesa durante il processo e non voglio puntare il dito contro nessuno, ma… Sana è stata uccisa nuovamente dalla ingiustizia e dall’impunità degli assassini che grazie ai cavilli giudiziari sono tornati a casa”.

Intanto sono già partiti i contatti con l’ambasciatore d’Italia a Islamabad Stefano Pontecorvo. E lo stesso Fazal chiede di aspettare le motivazioni per capire come muoversi. “In Pakistan – dice – c’è la pena di morte per l’omicidio e probabilmente non è stato individuato l’esecutore materiale”. Nel coro di sconcerto c’è anche Amnesty International che dice “quando non sei in grado di trovare gli assassini, allora è lo Stato l’assassino” e chiede di tenere l’attenzione tra l’Italia e il Pakistan. A livello politico si è inserito tra le reazioni anche il ministro dell’Interno Matteo Salvini. “Che vergogna – ha scritto sui social – Se questa è giustizia islamica c’è da aver paura. Una preghiera per Sana. Scriverò al mio collega, il ministro dell’Interno pakistano, per esprimere il rammarico del popolo italiano”. Nel frattempo in questo panorama il capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera Alfredo Bazoli, come emerge, ha annunciato un’interrogazione proprio a Salvini per chiedere che il Governo italiano intervenga.

“Il padre della ragazza aveva confessato l’omicidio e l’autopsia aveva confermato lo strangolamento – dice ancora il deputato – Sana era una ragazza integrata in Italia, che viveva a Brescia da tanti anni, aveva acquisito la cittadinanza italiana, e aveva il solo torto di voler sposare un ragazzo italiano. Credo che le nostre autorità diplomatiche debbano pretendere chiarimenti dal Pakistan su questa opaca vicenda giudiziaria, e a tal fine depositerò una interrogazione nei prossimi giorni”. Anche Viviana Beccalossi, consigliera regionale lombarda, ha attaccato la sentenza dicendo che “Sana Chema è stata uccisa due volte. Ma del resto era difficile aspettarsi qualcosa di diverso da culture che impongono matrimoni combinati e chiudono un occhio se padri e fratelli ‘padroni’ sono liberi di uccidere una donna che si rifiuta di rinunciare al suo sogno di una vita libera e normale. Il resto sono chiacchiere. Fa ancora più orrore sapere che dopo l’autopsia che accertò l’omicidio per strangolamento, fu proprio il padre a confessare le sue colpe. Ma questo, evidentemente, non basta”.

“Alla luce dell’assoluzione dei massacratori di Sana mi domando se non sia opportuno chiedere spiegazioni all’ambasciatore pakistano in Italia e, se del caso, valutare l’estrema misura del ritiro del nostro ambasciatore a Islamabad – dice Paolo Grimoldi della Lega – ove si appurasse che il Pakistan, come denunciato da Amnesty International e da altre organizzazioni umanitarie, non rispetta i diritti umani”. A livello locale si è inserita anche la posizione del vicesindaco di Brescia Laura Castelletti. “E un momento bruttissimo per la città, chiederemo al Governo e al Ministero degli Esteri di non abbandonare Sana e pretendere per lei giustizia” e intanto si attende che il padre ritorni in città. Nello sconcerto generale c’è anche la posizione dell’Associazione Donne Marocchine in Italia.

“I parenti nel corso delle indagini avevano confessato, salvo poi ritrattare, probabilmente una volta compreso che potevano farla franca. Purtroppo ancora oggi, ogni anno, milioni di giovani donne nel mondo sono vittime di abusi, discriminazioni o costrette a matrimoni forzati, anche in età minorile. Ci sono Paesi dove il ‘delitto d’onore’ è ancora tollerato. Questo non può più essere consentito, è ora di dire basta una volta per tutte. L’Europa e la comunità internazionale devono farsi carico di questa grave piaga, con tutte le difficoltà del caso, e promuovere una rogatoria che vieti in tutto il mondo tali pratiche. O quantomeno, in attesa che ciò accada, occorre difendere donne come Sana Cheema”.

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