(red.) Potrebbe essere vicina la svolta nell’ambito del delitto di Diva Borin, la donna di 86 anni trovata senza vita sabato 2 marzo intorno all’ora di pranzo sulla poltrona nella sua abitazione di via Ballini a Urago Mella, nel bresciano. Nella giornata di ieri, mercoledì 13, negli uffici della Squadra Mobile della questura è stato sentito di nuovo e per diverse ore Salvatore Spina, il badante al quale l’anziana si era rivolta dalla scorsa estate per farsi aiutare nelle faccende quotidiane. Ha dovuto ricostruire esattamente cosa ha fatto tra il pomeriggio di venerdì e proprio l’ora di pranzo del giorno successivo. Secondo quanto emerge da fonti investigative e in base alla versione che l’uomo ha fornito, avrebbe terminato il proprio turno di lavoro all’interno del vicino supermercato intorno alle 18. Poi sarebbe andato a trovare Diva Borin e quindi avrebbe passato la serata nella sua casa di Travagliato insieme alla moglie, ai figli e alla cognata.

Il giorno successivo, appunto sabato, sarebbe stato avvisato da un conoscente della signora del fatto che le tapparelle erano ancora abbassate nonostante l’ora di pranzo. Quindi Salvatore avrebbe chiesto aiuto a una coinquilina che poi avrebbe raggiunto trovando l’anziana senza vita nell’appartamento. Ora gli inquirenti dovranno verificare questa versione dei fatti. L’autopsia effettuata sul corpo dell’86enne ha dimostrato che sarebbe stata strozzata con le mani, poi con un foulard che le ha anche provocato la frattura di una vertebra cervicale.

Gli inquirenti fin dai primi momenti hanno capito che non si trattava di una rapina finita male perché dalla casa non manca nulla e non ci sono segni di effrazione. E sul tavolo resta l’ipotesi economica, a partire dai tre testamenti che Diva Borin aveva fatto redigere stabilendo a chi dare la propria eredità, tra il badante e il nipote Christian che l’aveva assistita fino alla scorsa estate.

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