Ho ancora nel mio cuore le parole del Cardinale Tonini, in merito ai problemi dell’immigrazione, era il 1995 nella Chiesa di Roccafranca (Bs). Tutte le volte che passo per le vie della mia città Brescia, oltre alla normale curiosità, in questa mia città abitano persone non straordinarie ma che sono riuscite in qualche modo ad affrontare o superare i tanti problemi della vita, in questa città mi rendo conto quanta gente ci conduce all’interno del coraggio, nella passione, nell’amore e nel talento che contraddistingue gli italiani. Più passo e più mi rendo conto alla differenza razziale, il pensiero e la ragione prende la via confidenziale e assume pensieri-toni senza paura equilibrati: «Voglio raccontarvi l’emozione che ogni mattina provo vedendo dalle vie del centro storico gruppetti di bambini con i loro zainetti pieni di cultura con sguardo fiero avviarsi verso la casa della scuola. E tutte le volte mi giro e guardo con nostalgia i bambini che attendono l’entrata e vi confido che tutte le volte mi viene un magone.

Mentre li osservo noto che gli stranieri sono molto di più e quello è il nostro futuro che è il simbolo dell’integrazione. Secondo le previsioni, nel 2050 gli scolari stranieri saranno la maggioranza, allora sono andato a guardare nel nostro presente per capire il nostro futuro». Ed effettivamente mi soffermo in questa scuola particolare, ascolto le voci dei bambini della scuola elementare (la stessa dove studiarono molti miei concittadini meridionali) oggi con la più alta densità di allievi extracomunitari della mia città. Una scuola che da sempre ha accolto le grandi ondate migratorie dal sud alle periferie del Cairo, passando dall’India, 16 nazionalità differenti, insomma il mondo in una scuola, una vera babele. Invece questa scuola insegna a tutti coloro che temono la diversità e il confronto, è un modello di integrazione vera, dove i bambini si sentono italiani, con regole uguali per tutti, disciplinatissimi nei loro grembiulini senza fiocco ma con un senso molto alto del rispetto, dell’educazione. Bambini che hanno grandi aspirazioni, tanta voglia di apprendere, forza, determinazione, assorbono tutto con avidità e vogliono che l’Italia sia la loro Patria. Hanno capito che attraverso l’istruzione avranno un futuro. A guardare con quale entusiasmo questi piccoli vanno dentro questa scuola sembra tutto facile, sono convinto che le lezioni sono altamente partecipative e coinvolgenti, quella di musica offre la possibilità di conoscere sonorità diverse, percussione e ritmi africani, danze di altre nazioni e loro mano nella mano, con colori di pelle che si mescolano, giocano e imparano nel confronto, e sognano di fare, l’avvocato, il calciatore, l’attrice, la parrucchiera, la maestra. Alla domanda cosa è l’Italia rispondono: pace, bandiera, Brescia, stivale e casa! Questa scuola gli ha regalato un’identità. Un piccolo miracolo, una scuola con le capacità di mettere insieme mondi diversi. Ma anche le più belle favole cozzano contro l’attuale politica e quando le cose funzionano bene in Italia con la diffidenza e il pregiudizio che isolano le coraggiose maestre di frontiera, che ci mettono tutto il loro impegno e qui che si sente più forte che altrove la voglia di resistere, di ritrovare un’idea di quartiere e di comunità: attorno a una scuola che sembra Fort Alamo.

Una scuola che riesce a mettere insieme gente e storie diverse di un quartiere smisurato. Ma è lì, il nostro futuro, ed è multietnico. Se pensiamo al 2050 ci sembra una data lontanissima, invece quel futuro è già iniziato…e gli esempi di funzionalità ci sono e allora perché renderli vani? Prendiamo spunto dai piccoli che sono capaci di fare quello che non sanno fare gli adulti: cercano di stare insieme. Storie di persone che non si arrendono alle difficoltà della vita di tutti i giorni, ma anzi le usano per avere ancora più forza e coraggio per superarle e rendere possibili le loro idee anche a prezzo di grandi sacrifici. «Il Santo Padre – ha detto il nostro Vescovo Monari, – ha pronunciato parole forti, radicali e inequivocabili sul rispetto dei diritti “inalienabili” dei migranti, da rispettare “sempre e da tutti”. Ha parlato in particolare dei minori, del loro diritto alla scuola e all’inserimento nel mondo del lavoro. Di un’integrazione sociale che va “facilitata” e non certo ostacolata per le cosiddette seconde generazioni. Ha parlato di Gesù “migrante” e del Vangelo della solidarietà. Difficilmente chi vuol dirsi cristiano potrà più ignorare queste parole quando si troverà ad affrontare le questioni legate all’immigrazione. Nessun “Bianco Natale” è tollerabile in un Paese di tradizioni cristiane». La nostra cultura verso i bambini e verso gli anziani c’è massima attenzione, per il patrimonio umano del futuro e per il patrimonio umano che ha creato grande le nostre città. Auspico che chiunque nasca nel nostro territorio abbia diritto alla Cittadinanza italiana. Meditiamo e prepariamoci alla Santa festa si Pasqua.

 

Celso Vassalini. Cittadino Europe.

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