(red.) Non solo il presunto Dna di un “ignoto 1”, diverso dal profilo degli altri quattro già indagati e condannati in via definitiva, ma anche quello di un “ignoto 2” altrettanto diverso dagli stessi quattro. Si fa riferimento al delitto di Desirée Piovanelli, la ragazza di 14 anni che venne trovata senza vita nella Cascina Ermengarda a Leno il 28 settembre del 2002. Per quell’omicidio sono stati condannati tre ragazzi che all’epoca dei fatti erano minorenni e anche Giovanni Erra, l’unico adulto del gruppo e che sta scontando in carcere 30 anni di reclusione. Ma la novità importante, di cui scrive il Giornale di Brescia citando fonti degli inquirenti, è la presenza di una seconda traccia su un fazzoletto che era stato rinvenuto all’interno della stessa cascina, ma mai associata a un Dna.

A questo punto diventano due le tracce da valutare, appunto tra questa sul fazzoletto e quella tra il gomito e il costato sul giubbino che indossava la ragazza. In entrambi i casi si tratterebbe di individui di sesso maschile, ma su tutto questo sta indagando la procura di Brescia che, dopo l’esposto del padre della giovane, Maurizio, ha aperto una seconda inchiesta per omicidio. Ora resta anche da capire se il giubbino e il fazzoletto siano ancora nell’ufficio Corpi di reato, oppure se siano stati distrutti perché all’epoca venivano definiti non più utilizzabili.

Secondo il padre della vittima, dietro il delitto ci sarebbe un vasto giro di pedofilia che forse Desirée avrebbe scoperto e per questo sarebbe stata eliminata. La Squadra Mobile della questura continua a indagare con la procura e non è escluso che nei giorni successivi al 12 aprile vengano sentite altre persone, così come Giovanni Erra che nel frattempo sta operando con i suoi legali per ottenere la revisione del processo.

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