(red.) Il “terremoto” che ieri, martedì 7 maggio, ha scosso Lombardia e Piemonte per il presunto sistema di tangenti e coinvolgendo imprenditori e politici tocca anche alcuni bresciani. L’accusa in generale per tutti è di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa d’asta e così i carabinieri di Monza e la Guardia di Finanza di Varese hanno eseguito 43 ordinanze di custodia cautelare di cui 12 in carcere, 16 ai domiciliari, 3 all’obbligo di dimora e 12 all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. E tra loro ci sono due di Orzinuovi, uno di Cologne, uno di Brescia e un altro di Mazzano. L’operazione è stata effettuata nelle province di Milano, Varese, Monza e Brianza, Pavia, Novara, Alessandria, Torino e Asti con 250 militari.

Le accuse a vario titolo sono quelle di associazione per delinquere aggravata dall’aver favorito un’associazione di tipo mafioso e finalizzata al compimento di plurimi delitti di corruzione, finanziamento illecito ai partiti politici, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, false fatturazioni per operazioni inesistenti, autoriciclaggio e abusi d’ufficio. In particolare, due bresciani in concorso tra loro – uno come rappresentante di un’azienda con sede a Brescia e l’altro come amministratore di fatto della società – anche al fine di consentire a terzi l’evasione delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto, emettevano due fatture per operazioni inesistenti, in quanto relative ad attività professionali di fatto mai eseguite. In tal modo consentendo alla società destinataria della fattura l’evasione delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto. Si parla di importi di 24.400 e di 12.200 euro.

Altri due bresciani, invece, avrebbero cercato di fare cartello per un appalto da 5 milioni sul teleriscaldamento. In due incontri tra Capriolo e Novate Milanese un rappresentante legale e un dipendente della stessa azienda hanno incontrato altri due referenti dopo un bando di A2a per il teleriscaldamento a Milano e in provincia per l’assegnazione di quattro lotti e un importo di 5 milioni di euro. Avrebbero agito mediante collusioni e promuovendo un cartello tra le imprese partecipanti per concordare il contenuto delle offerte di partecipazione alla gara e accordi di reciproca desistenza e spartirsi l’aggiudicazione dei lotti. Turbando, così, il regolare svolgimento della gara.

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