(red.) Nella giornata di ieri, martedì 14 maggio, la Polizia Locale di Brescia ha presentato un’operazione antidroga messa in campo nelle ore precedenti da parte del Nucleo della Polizia giudiziaria. E sono finiti così nei guai due senegalesi che avevano la loro base operativa in un appartamento da dove spacciavano cocaina nel centro storico cittadino. Si tratta di un uomo che si muoveva in bicicletta e che probabilmente usava la due ruote per destreggiarsi facilmente tra le strade del paese per vendere cocaina e anche di un connazionale, noto nell’ambiente dei dj, che era già conosciuto alle forze dell’ordine. L’intervento della municipale era partito dopo una serie di appostamenti per verificare l’attività del ciclista.

Più volte è stato visto uscire da un palazzo di via Serra, a due passi dal Borgo Trento, mentre raggiungeva le vie vicine per poi rientrare e recuperare altri sacchetti e continuare l’attività di spaccio. Gli agenti hanno anche scoperto che l’uomo, insieme al coinquilino, erano legati alle frequentazioni di un bar di San Faustino che è stato chiuso per la terza volta lo scorso marzo proprio perché ritenuto un covo di spacciatori. Nel momento dell’ennesimo ritorno del ciclista alla base, la Polizia ha fatto irruzione e perquisito l’uomo. Addosso aveva dieci dosi di cocaina in un polsino e subito dopo è stato controllato l’appartamento al primo piano dello stabile.

C’era altra polvere bianca in camera da letto e tra le stanze c’era anche il connazionale 48enne pluripregiudicato e che era stato arrestato nel 2013 e condannato a 4 anni per il possesso di 90 grammi di cocaina. Aveva scontato la pena, ma è tornato all’attività illecita. Nel suo giubbino c’erano diciotto dosi di cocaina e 6.310 euro in contanti nascosti nel borsone degli strumenti musicali e ritenuti provento dell’attività di spaccio. Trovati altri 140 grammi di droga e un bilancino di precisione anche in un mobile sotto la televisione e tutto il materiale, insieme alle sostanze da taglio, sono state sequestrate. I due senegalesi sono stati arrestati e si sono visti convalidare la misura, con uno rimasto in carcere e l’altro rimesso in libertà.

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