(red.) Dall’inizio del mese di maggio i carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro hanno svolto una serie di controlli in provincia di Brescia nell’ambito dell’attività di contrasto al caporalato e al lavoro nero. E non sono mancati i risultati. Nella maggior parte dei casi si parla di personale impiegato per pochi euro all’ora nelle aziende vitivinicole del lago di Garda, ma anche di addetti operativi senza alcun contratto nei ristoranti della Bassa. E spesso i lavoratori sfruttati erano richiedenti asilo provenienti dal Pakistan, dall’India e dal Gambia.

I militari del Nil con le compagnie del comando provinciale hanno svolto vari controlli su tutto il territorio scoprendo un centinaio di lavoratori in nero e portando a sanzioni per oltre 300 mila euro. Come detto, riguardano la ristorazione, ma anche chi lavorava nelle terre per la produzione del Lugana. Uno di questi, un ristorante, si è visto esaminare l’attività degli ultimi tre anni verificando un giro di circa settanta addetti impiegati e con un’evasione di un milione di euro e dei premi assicurativi Inail per 30 mila euro.

Nel mirino sono però finite anche aziende del settore manifatturiero, tessile, edile, agricolo, discoteche, laboratori di alimenti, bar e altri ristoranti. In tutto sono state trentasei le ispezioni controllando 151 lavoratori e tra i quali 15 erano in nero e 5 clandestini. I datori di lavoro sono stati quindi denunciati e hanno incassato multe fino a 40 mila euro, mentre sei aziende sono state sospese e ora sono costrette a sviluppare contratti di lavoro di almeno tre mesi ai loro addetti, pagare tutti i contributi evasi e le sanzioni per poter riaprire.

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