Foto da Bresciaoggi

(red.) Ieri pomeriggio, martedì 25 giugno, si è consumata una tragedia in una cascina a Ghedi, nella bassa bresciana. Intorno alle 16 un ragazzo di soli 17 anni, Said Wariqi, originario del Marocco e residente da sempre nel paese bresciano, è morto dopo essersi tuffato nella piscina all’aperto presente sul posto. Il giovane era abituato a frequentare spesso quel luogo dopo un periodo di stage e ieri, visto il caldo rovente che opprimeva tutta la provincia, ha deciso di calarsi in acqua. Tuttavia, non si era mai avvicinato alla piscina perché non sapeva nuotare, ma ieri la canicola ha vinto e lo ha condotto a cercare un po’ di refrigerio. Invece, ha trovato la morte.

Quando il 17enne aveva raggiunto la cascina nella periferia del paese, in via Isorella, non c’era nessuno perché tutti stavano partecipando a un funerale di una congiunta. E lui ha preso il coraggio di sfilarsi le ciabatte ed entrare in acqua. L’unica residente rimasta era una donna in gravidanza che, uscendo da una delle abitazioni della corte, ha notato le ciabatte chiedendosi a chi appartenessero. E si è trovata di fronte a uno spettacolo orribile, con il corpo del ragazzo disteso sul fondo della vasca. E’ stata lei ad allertare subito i soccorsi al 112, facendo arrivare l’elicottero, le ambulanze, i vigili del fuoco e anche i carabinieri della stazione di Ghedi e della compagnia di Verolanuova chiamati a indagare sul dramma.

E nel momento in cui i soccorritori sono arrivati sul posto e cercando di rianimare il 17enne, hanno capito che ormai non c’era più nulla da fare. Sul posto sono giunti di corsa anche il padre Bouchta e la madre Hasna insieme allo zio Jawad che hanno trovato il ragazzo sul prato e avvolto da un telo bianco. E così sulla cascina Tibemiglia Caccia è calato il silenzio. Il giovane, residente con la famiglia in via Garibaldi, aveva appena concluso il percorso scolastico dell’istituto Bonsignori di Remedello con specializzazione in Meccanica e aveva iniziato a frequentare proprio l’azienda agricola della famiglia proprietaria della cascina.

Così come aveva fatto ieri raggiungendo la zona in moto. Tra l’altro, il giovane aveva già rischiato la vita nel 2016 quando, sulla sua bicicletta, venne investito da un’auto e restò in coma per un mese e mezzo riuscendo poi a recuperare. Attualmente la salma di Said è stata ricomposta nella camera mortuaria dell’ospedale di Montichiari in attesa di sviluppare le pratiche per il rimpatrio in Marocco, dove ci sarà la sepoltura.

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