I giudici dei Paesi Membri devono intervenire laddove le centraline nelle nostre città non siano posizionate conformemente alle direttive europee. Così la Corte di Giustizia dell’Unione Europea sulla necessità di imporre alle autorità nazionali degli Stati membri l’adempimento alle norme sul monitoraggio dell’inquinamento atmosferico. Un traguardo importante che contribuisce a realizzare una piena tutela del diritto dei cittadini all’aria pulita, minacciato dalla scorretta collocazione delle centraline e, di conseguenza, dall’impossibilità di monitorare il reale livello delle concentrazioni inquinanti. 

 

Una notizia importante anche per Cittadini per l’Aria, che nel novembre 2018 si è fatta promotrice di un’azione legale contro ARPA Lombardia per la collocazione delle centraline di monitoraggio di traffico del particolato (PM10 e PM2.5) e di altri inquinanti, solo all’interno dell’area a traffico limitato di Milano. Secondo il ricorso, per oltre 10 anni, l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ha descritto un contesto di miglioramento delle concentrazioni degli inquinanti più pericolosi per l’uomo misurando le emissioni solo nell’area della città meno interessata dal traffico. In questo modo si è negato ai milanesi il diritto alla corretta rilevazione dello smog nelle aree più inquinate del capoluogo lombardo e, conseguentemente, alla tutela giuridica della salute.

 

Così la Corte: “Spetta a un giudice nazionale […] verificare se i punti di campionamento situati in una determinata zona siano stati installati conformemente ai criteri […] di detta direttiva e, in caso contrario, adottare, nei confronti dell’autorità nazionale competente, ogni misura necessaria, quale, ove prevista dal diritto nazionale, un’ingiunzione, affinché i suddetti punti di campionamento siano collocati nel rispetto di tali criteri [..]”. Ovvero, “nelle aree all’interno di zone ed agglomerati dove si verificano le concentrazioni più elevate degli inquinanti di cui trattasi alle quali la popolazione può essere esposta”

 

 Pronuncia ECLI:EU:C:2019:533 in causa  C‑723/17

 

La sentenza, esito di un ricorso presentato da privati cittadini nell’ambito di un giudizio riguardante la pianificazione sulla qualità dell’aria, riguarda il posizionamento delle centraline di campionamento a Bruxelles e richiama in più punti il parere dell’avvocato generale della Corte. Proprio lui aveva ricordato come anche limiti ambiziosi alle emissioni possono venire pregiudicati da un campionamento effettuato lontano da dove ha luogo la gran parte delle emissioni. Di più, un eventuale sforamento dei valori limite rischierebbe di non essere scoperto, con la conseguente mancata attivazione di misure a garanzia della qualità dell’aria e dei cittadini. 

 

Buone notizie arrivano anche dalla Francia: martedì 25 giugno, il tribunale amministrativo di Montreuil, cittadina appena fuori Parigi, – su richiesta di due cittadine – ha riconosciuto l’insufficienza delle misure adottate dallo Stato francese per la tutela della qualità dell’aria tra il 2012 e il 2016. Nella sentenza si legge: “Lo Stato (sul quale, in base al diritto francese, grava l’obbligo di pianificare l’azione di contrasto all’inquinamento) ha violato le norme, adottando misure insufficienti a tutela della qualità dell’aria.”

 

Studi sempre più solidi evidenziano come l’esposizione dei bambini, del feto in gravidanza, e di ognuno di noi durante la vita, agli inquinanti dell’aria causa danni irreparabili che è indispensabile prevenire adottando misure adeguate alla gravità della situazione correttamente monitorata. Invitiamo i cittadini a sostenere la nostra battaglia per il corretto monitoraggio della qualità dell’aria a Milano aderendo alla nostra associazione”  conclude Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’Aria. 

 

Associazione cittadini per l’aria

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