(red.) Non si placano le polemiche e il dibattito intorno alla mail dell’azienda di Lumezzane, nel bresciano, Chino Color, che è diventata un caso nazionale per la richiesta, scritta nera su bianco, di non farsi mandare corrieri “di colore e/o pakistani, indiani o simili“. E uno di questi messaggi aveva raggiunto anche la Dtm Deterchimica di Torbole Casaglia, nella bassa, che aveva deciso di rispondere per le rime sostenendo che l’unico criterio di lavoro dovesse essere la professionalità e non il colore della pelle. Ma nella giornata di ieri, venerdì 5 luglio, è arrivata una lettera da parte del legale dell’azienda che sottolinea come nel messaggio non ci sia stato alcun intento discriminatorio. E si parla anche di una “non felice formulazione letterale del messaggio mail inviato che ha permesso diverse interpretazioni”.

“Scrivo la presente in qualità di legale – si legge in una nota dell’avvocato Alessandro Stefana – che assiste la società Chino Color di Lumezzane, in questi giorni oggetto di notizie di stampa conseguenti a una comunicazione inviata ad un proprio fornitore. La mia assistita e il proprio amministratore, sulla base di una scorretta e suggestiva interpretazione della predetta comunicazione, sono stati ripetutamente descritti e rappresentati in modo non aderente alla realtà. Nel prendere atto di una ‘non felice’ formulazione letterale del messaggio mail inviato che ha permesso diverse interpretazioni rispetto a quanto realmente voluto, devo segnalare che lo stesso non può e non deve essere interpretato quale espressione di volontà discriminatoria di alcun tipo. A comprova della mia affermazione segnalo come tra i dipendenti della società vi siano state nel tempo anche persone straniere delle nazionalità citate nel predetto messaggio e che tuttora siano alle dipendenze, con contratto a tempo indeterminato, dipendenti di uno Stato del nord Africa.

La non voluta ribalta mediatica che si è scatenata sulla società che assisto, direttamente tramite telefono e indirettamente tramite ‘social-web’, ha sostanzialmente reso impossibile la normale attività, in modo tale che addirittura si è dovuto sospendere l’utilizzo del telefono e degli altri sistemi di comunicazione. Sicuro che i fatti si chiariranno e costituiranno solo uno spiacevole ricordo, con la presente spero di avere fornito i necessari chiarimenti e che l’attenzione spasmodica verso la mia assistita trovi fine, permettendo la normale ripresa dell’attività”.

E nel frattempo nel dibattito si erano aggiunte una serie di reazioni anche da parte dei sindacati. Prima è stata la Cgil di Brescia, che ha anche criticato l’atteggiamento del sindaco di Lumezzane Josehf Facchini a minimizzare l’episodio. A questo si aggiunge la Filt Brescia che si occupa dei lavoratori dei trasporti. “I corrieri, di qualsiasi nazionalità, effettuano ogni giorno un’attività gravosa e con bassi compensi, per permettere a tutti noi di ricevere merci e servizi in tempi che sono sempre più veloci – si legge in una nota – e quindi a loro va tutto la nostra solidarietà e il nostro appoggio a fronte di questo attacco, che non si distingue dai comportamenti razziali del periodo dell’apartheid in Sud Africa”.

Anche dalla Cisl parlano di “imbarbarimento generale della nostra società che ci porta a fare ragionamenti come quelli contenuti nella mail dell’azienda. Una società che sta cambiando visione del mondo, che ha perso i valori di riferimento sui quali si era formata, che è martellata ogni giorno da messaggi che aumentano paura e insicurezza. Dobbiamo abbassare i toni, recuperare i valori delle persone. In questo clima – continua – non è facile e chi parla di inclusione è una mosca bianca, spesso oggetto di insulti. Anche come sindacato dobbiamo continuare sulla strada del rispetto di tutti, oltre il clima della giungla nel quale siamo immersi».

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