Penso che la politica abbia un senso quando sente su di sé le ferite dell’umanità, le ferite della terra e dell’acqua e dell’aria, che hanno portato sofferenze e malattie e morte, penso che la politica debba tornare ad orientarsi con la bussola della compassione e della consolazione, riscopra la grazia del prendersi cura, unico antidoto al sentimento di incertezza e di smarrimento identitario della fascia di popolazione più periferica, più fragile, più isolata, quella che vive sulla propria pelle sentimenti di solitudine e di abbandono, penso che la politica sia prima di ogni altra cosa gesto concreto per salvare vite, in terra e in mare, porto sicuro per riparare i mali della guerra e della povertà, pratica instancabile di solidarietà, penso che la salvezza della politica stia nel suo farsi convintamente politica dei diritti , di tutti i diritti.

La costituzione ce lo ricorda, in ogni passaggio del nostro agire, prima di tutto la tutela dei diritti umani e la protezione delle persone migranti, donne e uomini, bambini e bambine costretti a fuggire dalla loro terra, giunti, dopo viaggi lunghi e dolorosi, in terre di guerra, dove la vita umana non conta nulla, e da lì guardano al mare, come unica salvezza.

E dal mare può arrivare ancora dolore e morte e perdita o soccorso, cura, attenzione, gentilezza, salvezza da uomini e donne che non si girano dall’altra parte, verso le proprie piccole o grandi certezze, ma guardano dritto negli occhi chi gli si pone davanti e chiede semplicemente di vivere.

Aprire i porti significa non solo applicare la costituzione e il diritto del mare e aprire il cuore e la mente, significa acquistare autorevolezza politica, significa governare secondo intelligenza e non secondo tornaconto, significa riportare l’umanità dentro la politica, significa non più agire per la chiusura degli Sprar (con il conseguente abbandono in strada di migliaia di persone) e per l’azzeramento dei fondi per i corsi di italiano e di educazione civica con la sciocca giustificazione di proteggere la sicurezza nazionale.

Le società scientifiche di ostetricia e ginecologia, di neonatologia e di pediatria hanno tenuto sotto controllo, insieme a molti altri professionisti della salute, quello che stava accadendo sul veliero Alex di Mediterranea, finché donne e bambini non sono sbarcati, e ancora  quello che sta accadendo in queste ore, gesti dovuti, consueti per chi  ogni giorno lavora con le persone.

Nonostante la violenza dei comitati di accoglienza leghisti e pentastellati che al porto di Lampedusa inneggiavano allo stupro della capitana Carola Rackete, attaccata non solo per quello che ha fatto, ma in quanto donna, attaccando tutte le donne che manifestano capacità di scegliere e governare, io non ho paura e mi tengo stretto quello sguardo etico ed amoroso sulle persone, che da senso alla mia pratica medica e politica. 

 

Donatella Albini, consigliere comunale del comune di Brescia

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1 COMMENTO

  1. Convengo. come gran parte degli italiani maschi e femmine, che Carola Rackete non debba essere oggetto di insulti o minacce in quanto donna.
    Resto invece del parere che si sia comportata in modo irresponsabile, ma anche furbo, consapevole di aver le spalle protette dalla Germania e dalla UE con il concorso del PD, che ha mandato suoi esponenti sulla nave.
    Andrebbe per questo condannata dalla legge italiana, ma immagino non le daranno neppure una multa; siamo troppo deboli.
    Andrea Breda