(red.) Nelle ore intorno a martedì 10 settembre la Polizia di Stato, per le indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Brescia, ha arrestato tre nigeriani notificando un’ordinanza di custodia cautelare in carcere perché considerati responsabili di tratta di esseri umani e sfruttamento della prostituzione. L’attività investigativa condotta dalla Squadra Mobile attraverso intercettazioni telefoniche – come si legge in una nota della Polizia – ha permesso di individuare in provincia di Brescia i terminali (un uomo e una donna) di un’organizzazione con base in Libia e Nigeria dedita a favorire l’ingresso di giovani donne da avviare alla prostituzione.

Una degli arrestati è una donna che operava a Torino e attualmente residente nel mantovano. Collaborando con il Servizio Centrale Operativo e i canali di cooperazione con la Polizia nigeriana, è stato identificato anche uno dei componenti del sodalizio operante all’estero per trasferire le vittime di tratta dalla Nigeria alla Libia, dove venivano imbarcate per farle giungere sulle coste italiane. L’attività investigativa ha confermato le caratteristiche tipiche delle organizzazioni nigeriane dedite alla tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento sessuale e in particolare il ricorso a riti magici e le minacce ai danni dei familiari in patria come strumenti per obbligare le vittime, costrette a versare ai loro aguzzini somme variabili tra i 20 e i 30 mila euro, come riscatto per affrancarsi dalla madam.

Per garantire alla sfruttatrice una rendita per un apprezzabile periodo di tempo, le ragazze, prima di essere avviate alla prostituzione entravano nel sistema di accoglienza e formalizzavano la richiesta di protezione internazionale. Questo escamotage impediva di espellerle fino al termine della procedura per il riconoscimento dello status di rifugiati. Una volta formalizzata la domanda di asilo, le vittime venivano indotte a scappare dal centro di accoglienza e costrette a prostituirsi, iniziando a pagare il debito. Nel corso dell’indagine, nella quale risultano indagati 6 soggetti, tutti nigeriani, è stata raccolta la denuncia di tre vittime, che dopo aver deciso di affrancarsi dai loro sfruttatori, hanno raccontato tutte le fasi del loro reclutamento e le angherie che hanno dovuto subire durante il viaggio, costituite da violenze fisiche, abusi sessuali e restrizioni forzate nei centri di detenzione libici.

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