(red.) Alcuni condannati, altri assolti e altri ancora a processo dal prossimo 23 gennaio 2020. E’ il destino che riguarda 42 imputati per le presunte tangenti che imprenditori e contribuenti avrebbero versato ad alcuni funzionari dell’Agenzia delle Entrate in cambio di controlli manipolati o per concedere attività illecite. Infatti, le accuse a vario titolo vanno dalla corruzione al riciclaggio, omessa denuncia, abuso d’ufficio, millantato credito, falsità ideologica e accesso abusivo ad un sistema informatico. Ieri, lunedì 9 settembre, il giudice del tribunale di Brescia Paolo Mainardi ha pronunciato una sentenza di condanna verso tre persone, ma anche stabilito 12 assoluzioni, 11 di non luogo a procedere e 16 rinvii a giudizio.

La condanna più imponente, a 4 anni e 8 mesi, è arrivata per l’imprenditore Angelo Zigliani giudicato con il rito abbreviato. L’uomo avrebbe promesso e anche consegnato, in un caso, una somma di denaro ai funzionari per non vedere le proprie condotte. Un professionista bresciano, Massimo De Franceschi, è stato invece condannato a 2 anni di reclusione e con pena sospesa per aver promesso denaro ai funzionari in cambio di una proroga dei contratti dii affitto senza pagare l’imposta di registro e sanzioni varie.

Infine, il dipendente dell’Agenzia Angelo Bassi è stato condannato a un anno, con pena sospesa, per accesso abusivo a un sistema informatico dopo aver chiesto con altri due colleghi di creare un falso credito di imposta di una società. Accuse simili a quelli che andranno alla sbarra il prossimo gennaio, parlando anche di falsi rimborsi di crediti Iva da parte di contribuenti e imprenditori. Tra gli indagati c’è anche la moglie, ex magistrato a Brescia, di un addetto dell’Agenzia delle Entrate e accusata di riciclaggio dopo aver speso denaro che sapeva provenire dal marito e con condotte illegali.

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