(red.) “Push on board”, letteralmente spinte a bordo dei barconi della disperazione. E’ questo il nome dell’operazione con cui la Squadra Mobile della questura di Brescia insieme alla Direzione distrettuale antimafia e la procura hanno sgominato l’organizzazione che reclutava donne nigeriane portandole in Italia con la promessa di dare loro un lavoro. Ma che alla fine si trovavano a prostituirsi sulle strade di Brescia e non solo. I termini dell’operazione, condotta lunedì 9 settembre all’alba, sono stati presentati ieri, martedì 10, alla sede della Polizia di Stato a Brescia con il questore Leopoldo Laricchia. Il meccanismo era tanto semplice quanto crudele. I componenti del sodalizio dall’Italia avevano un contatto in Nigeria che, tramite le “madame” presenti sul posto, riuscivano a reclutare le ragazze dai villaggi.

E se si fossero opposte, scattavano le violenze fisiche, sessuali e anche riti magici di morte nei confronti dei loro congiunti. Dalla Nigeria le ragazze – fino a 40 per ogni viaggio – erano costrette ad attraversare il deserto per arrivare in Libia. E da qui venivano caricate sui barconi verso l’Italia. Poi le destinazioni erano la Campania, il Molise, il Piemonte e soprattutto Brescia. A questo si aggiunge il fatto che le donne, spinte a farlo, chiedevano protezione internazionale in modo da non poter essere espulse. E subito dopo, sempre costrette, fuggivano dai centri di accoglienza per raggiungere gli aguzzini che come meta finale le conducevano sulle strade. Un modo per saldare debiti di viaggio fino a 30 mila euro. Una situazione che andava avanti da tempo e con indagini durate due anni, prima che una ragazza attiva in via Milano venisse avvicinata da un componente di un’associazione di volontariato. Con lei ha avuto il coraggio di confessarsi e subito dopo anche altre due ragazze si sono mosse.

Questo ha innescato le indagini delle forze dell’ordine che ha portato a tre arresti – tutti nigeriani tra Castiglione delle Stiviere, Brescia e Vobarno – per tratta di essere umani e sfruttamento della prostituzione. Altri tre, invece, sono stati denunciati a piede libero per il secondo capo d’accusa. Questa vicenda ha indotto il questore a spiegare come la prostituzione in strada a Brescia venga spesso monitorata e soprattutto in via Milano con servizi di polizia attivi anche due volte al giorno. L’inchiesta ora andrà avanti per cercare di trovare altre donne coinvolte nello stesso traffico. E intanto la ragazza che ha denunciato per prima la situazione, una 26enne, ha ora un nuovo nome, è stata inserita in un programma di protezione e sta seguendo un percorso di formazione trovando un impiego come cameriera a Milano.

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