(red.) Nelle ore precedenti a sabato 19 ottobre i carabinieri bresciani della compagnia di Breno hanno sgominato una banda che aveva commesso diversi furti nelle abitazioni della Valcamonica, nel bresciano. E a capo del gruppo criminale formato da soggetti sinti c’era un pregiudicato 47enne residente a Paderno Franciacorta. I complici erano i suoi figli di 28 e 20 anni e una ragazza di 23. Le indagini erano partite dopo quanto successo a Esine lo scorso 12 luglio nel momento in cui la proprietaria era corsa verso casa dove i ladri stavano facendo irruzione e mentre al piano superiore c’era il figlio minorenne che stava dormendo. Ma questo si era svegliato e, avendo sentito dei rumori strani, aveva contattato la madre e si era chiuso in una stanza.

La donna era tornata di corsa verso l’abitazione di Plemo e davanti all’ingresso aveva incrociato uno dei ladri che stava rovistando tra i mobili della cucina. Il malvivente per fuggire si era scagliato contro di lei facendola finire verso un mobile per poi dirigersi verso l’auto con a bordo il complice. Da qui era partita l’attività investigativa dei carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della compagnia di Breno che hanno analizzato immagini, tabulati e messo in campo servizi di osservazione e pedinamento verso quei ladri. Autori anche di altri episodi fino a Ferragosto e sempre in valle. Tra l’altro, prima di quel colpo in casa, avevano tagliato con un flessibile una cassaforte a Esine e commesso un altro furto il giorno dopo l’episodio dell’abitazione. Quindi, anche il 30 luglio e il 4 agosto hanno a Pisogne e il 15 agosto a Berzo Demo e Bormio.

Al rientro dalla provincia di Sondrio erano stati intercettati e controllati da una pattuglia e a bordo della vettura c’erano il padre e il figlio 20enne. Sulla Renault Kaleos, in uno sportello erano stati trovati una quarantina di monili in oro come collane, bracciali, orecchini e anelli per un valore di più di 10 mila euro, oltre ad attrezzi da scasso tra pinze e cacciaviti. C’erano anche 500 euro in contanti e altre banconote straniere, tutto materiale derivante dai furti. I due occupanti erano stati quindi denunciati a piede libero per ricettazione. Dalle indagini è emerso che i colpi venivano messi in campo senza svolgere i sopralluoghi e scegliendo comunque abitazioni in zone residenziali e periferiche.

Quando accertavano che non c’era nessuno, in mezzora compivano i colpi. Agivano di giorno forzando gli ingressi e con la stessa modalità: uno entrava, un complice faceva da palo e il terzo aspettava in auto. Tutto il materiale è finito sul tavolo dell’autorità giudiziaria che ha fatto scattare le ordinanze di custodia cautelare in carcere. I quattro sono stati arrestati giovedì 17 ottobre e sono tutti accusati di concorso in rapina, furti in abitazione, ricettazione, lesioni personali e porto di oggetti e strumenti atto allo scasso.

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