È un ottobre davvero positivo per le battaglie in difesa della fauna selvatica. Prima c’è stato l’accoglimento da parte del Tar della Lombardia della richiesta di sospensione del prelievo di alcune specie contemplate dal calendario venatorio regionale, poi è stata accolta anche questa altra istanza cautelare presentata dalla Lac – Lega per l’abolizione della caccia – patrocinata dallo studio dell’avvocato Claudio Linzola, contro il decreto regionale che aveva introdotto giornate integrative di caccia alla fauna migratoria, in particolare nelle Province ad alta densità venatoria di Bergamo, Brescia e Lecco e dedicate ai cacciatori da appostamento fisso.
 
 Il Tar ha annullato le parti del decreto non conformi al parere Ispra: ancora una volta la Regione Lombardia al servizio della bulimica lobby delle doppiette si era infatti discostata in gran parte dal parere dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, senza offrire motivazioni valide se non quella della volontà di far sparare di più e più a lungo.
 
L’Ispra ha sottolineato la carenza di dati sulle aree con maggior pressione venatoria (Brescia, Bergamo, Lecco) non solo in ordine all’analisi dei tesserini venatori, ma anche relativamente alla densità e alla localizzazione degli appostamenti fissi di caccia. Capanni che si distribuiscono maggiormente sui colli di bottiglia, sui valichi montani, dove si concentra il flusso migratorio dell’avifauna e dove per legge dovrebbe essere vietata la caccia.
Ha poi pesato la «variabilità» della gestione faunistica sul territorio regionale, che dovrebbe essere resa più omogenea dallo strumento, obbligatorio per legge, rappresentato da quel Piano faunistico venatorio regionale di cui il Pirellone non si è mai dotato; come non si è mai dotato di un calendario venatorio annuale con atto amministrativo me ne ha uno perpetuo approvato con legge regionale nel 2004.
 
Un altro elemento di pressione sulle specie migratrici in Lombardia è la promiscuità tra le forme di caccia: l’articolo 35, comma 1 bis, della 26/93 (la legge regionale in materia di caccia che dal 1993 ha subito ben 274 modifiche) prevede che il cacciatore che abbia optato per la caccia da appostamento fisso possa disporre di 15 giornate di vagante e che il vagantista possa esercitare (guarda caso proprio dal primo ottobre) di 15 giornate all’appostamento fisso.
Con questi e altri provvedimenti la Lombardia continua a legiferare a favore dell’estremismo venatorio, violando fragorosamente la norma europea (la Direttiva Uccelli), la legge nazionale per la protezione degli animali selvatici e la Costituzione italiana. 
 
Lac – Lega abolizione caccia – Lombardia

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