(red.) Quella di oggi, mercoledì 6 novembre, dovrebbe essere una giornata importante, se non decisiva, sul fronte della Caffaro di via Milano a Brescia. Infatti, il Tar è chiamato a valutare il ricorso presentato dalla società Caffaro Brescia per revocare la sospensione di due mesi, decisa dalla Provincia, dell’autorizzazione integrata ambientale. Si tratta di un provvedimento che impedisce all’azienda di lavorare e di produrre. E ora, in base a quanto dirà il tribunale amministrativo, i 54 lavoratori della fabbrica sono in ansia. Infatti, l’azienda ha comunicato ai sindacati che in caso di sentenza negativa avvierà le procedure per licenziare tutti gli addetti e interrompere le attività. In anticipo rispetto ai tempi previsti.

Al momento sono 23 i giorni in cui non si produce e l’atto del Broletto prevede che per un totale di 60 giorni la fabbrica dovrà restare ferma dallo scorso 14 ottobre. Per ora tutti gli addetti sono stati regolarmente pagati dalla Caffaro Brescia e continuano a lavorare a turno per la messa in sicurezza del sito industriale e anche per fare manutenzione agli impianti. E intanto ieri, martedì 5 novembre, i sindacati sono tornati all’azienda per verificare la situazione e ora dicono di essere pronti ad allertare tutte le istituzioni per garantire l’occupazione. Anche perché in caso del passo indietro della Caffaro, la barriera idraulica che pompa i veleni in modo da non farli finire nella falda cittadina rischia di essere abbandonata. E a quel punto dovrebbe essere il Ministero dell’Ambiente ad occuparsene.

E nel frattempo il tema Caffaro è stato discusso ieri, martedì, durante una seduta del Consiglio regionale lombardo e dove è stata presentata un’interrogazione all’assessore all’Ambiente Raffaele Cattaneo. Anche il Pirellone è proiettato sull’incontro che ci sarà martedì 12 novembre a Roma e si dice disposto a fare da regia nelle procedure amministrative della bonifica. “Ma serve un accordo di programma nel quale ogni soggetto si assuma le proprie responsabilità e un ruolo ben definito, a cominciare dal Ministero dell’Ambiente – dice Cattaneo – che è il principale responsabile della bonifica in quanto sito di interesse nazionale. Stiamo insistendo da tempo con il Ministero sulla necessità di aggiornare l’accordo scaduto da più di un anno e mezzo e la Regione ha mandato le proprie osservazioni condivise con il Comune oltre un anno fa. Da allora, nonostante i solleciti, siamo in attesa di una risposta dal Ministero.

Ci chiediamo le ragioni del silenzio, che fa il paio con l’inerzia del commissario. L’attività amministrativa è in capo al Ministero e causa di molti ritardi, tra cui la condivisione dei compiti e della figura del commissario”. Ma non solo. “Nel contesto dell’autonomia differenziata abbiamo chiesto di subentrare nelle procedure di tutte le bonifiche dei Sin lombardi, ma il Ministero si dice contrario”. E sull’incontro a Roma “ci auguriamo che possa dare un contributo per definire i ruoli e le competenze degli attori coinvolti. Regione non si sottrarrà alle proprie responsabilità e ad un ruolo più attivo. Ma non è disposta a sopperire alle mancanze altrui, che siano del Ministero, del Commissario o degli enti territoriali”. E sulla stessa onda è anche la posizione dell’assessore lombardo bresciano Fabio Rolfi che parla di “situazione incancrenita per lentezza del ministero e l’inadeguatezza del commissario scelto dal Comune. L’intervento della Regione non è dovuto, essendo un sito di interesse nazionale, ma una scelta politica: Brescia si conferma al centro dell’azione della Regione”.

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