(red.) Nei giorni precedenti a venerdì 8 novembre il tribunale di Monza ha condannato diciotto persone con varie accuse per estorsioni, favoreggiamenti, ricettazione, usura e corruzione. E tra quelli finiti nei guai, come riporta il Giornale di Brescia, ci sono anche tre bresciani. L’inchiesta complessa era partita nel momento in cui la Squadra Mobile di Milano in Brianza aveva poi visto coinvolto il boss locale Giuseppe Pensabene e già condannato nel giugno del 2015. Nel caso delle condanne più recenti e tra le quali compaiono anche bresciani si fa riferimento a prestiti proposti con tassi di interesse da usura e creando così un bacino di denaro che gli inquirenti avrebbero definito “banca clandestina” per poter contrabbandare dell’oro dall’Africa.

Tra i condannati c’è un 57enne logratese – 9 anni e 6 mesi di reclusione per lui – un 56enne di Gavardo (6 anni) e anche un 47enne di Castrezzato (9 anni). Il primo, con un altro, nel 2010 aveva prestato 30 mila euro a un imprenditore in difficoltà, ma se ne era fatti restituire 72 mila euro e quindi con un tasso calcolato del 240%. Tre anni dopo era scattato un nuovo prestito da 20 mila ma con la restituzione di 30 mila entro pochi mesi. E una delle loro vittime era stato un imprenditore di Lumezzane che aveva chiesto un prestito di 130 mila euro e ne aveva dovuti restituire 198 mila. Tutto il denaro raccolto dalle vittime avrebbe fatto parte di un fondo in “nero” e portando alla scoperta di un locale abbandonato e dove era stata realizzata una “banca” illecita.

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