di Diego Serino
Pasqua Gnutti, per tutti “Pasquina”, è una signora benestante, anzi, molto ricca, possiede proprietà, titoli, conti correnti da cifre a nove zeri. E’ una donna caparbia, come spesso è chi ha origini lumezzanesi come lei, ed è anche molto generosa. E’, infatti, benefattrice della parrocchia del Duomo di Brescia, e con l’inseparabile amica Maria Lussignoli, deceduta nel 1972, ha reso possibile la nascita della Croce Bianca lumezzanese. Nonostante i suoi 92 anni è ancora lucida ed autosufficiente e vive da sola in una villetta signorile a due piani in via Ugo Foscolo, a due passi dal centro storico cittadino.

 

La mattina del 28 aprile 1997, gli agenti della volante, allertati dalla nipote che non riusciva a mettersi in contatto con lei, ritrovano la donna morta all’interno della sua villetta. L’autopsia dirà che il decesso risale a sei giorni prima e che la donna è stata massacrata di botte come confermano una profonda ferita al volto, i numerosi lividi su tutto il corpo e la frattura di alcune costole. La donna ha aperto ai suoi aggressori, almeno due secondo la ricostruzione, ed è stata picchiata violentemente, tenuta prigioniera in casa e fatta agonizzare per giorni. Delle tre casseforti solo una è stata aperta. Inizialmente si pensa ad una rapina finita tragicamente ma troppe cose non tornano, anche perché gli attrezzi per lo scasso rinvenuti in casa non sono da professionisti. Qualcosa è stato portato via ma non l’orologio d’oro che la donna portava al polso, non il girocollo che indossava e anche i monili d’oro presenti in un cassetto, che è stato rovistato, sono rimasti lì. L’argenteria ed i quadri di valore non sono stati toccati.

 

Tra le ipotesi non regge nemmeno quella che il ladro, o i ladri, siano stati costretti alla fuga perché colti sul fatto. Tra l’omicidio ed il ritrovamento sono passati, infatti, sei giorni. Quello che è certo è che la camera della donna è stata trasformata in prigione: i fili del telefono strappati, le cinghie delle tapparelle tagliate, le maniglie delle finestre scardinate. Chi ha picchiato l’anziana era lì per un motivo. Probabilmente la donna è stata picchiata a morte perché le casseforti fossero aperte. Manca qualcosa, tuttavia, qualcosa di importante che visto il patrimonio della povera Pasquina può fare gola a molti: il testamento, quello non si trova proprio, insieme ad un po’ di contanti. Sembra che la donna avesse destinato tutto ai bambini orfani. Senza di esso il patrimonio andrà parcellizzato tra nipoti e pronipoti. Le indagini non portano a niente, nemmeno ad un sospettato, e due anni dopo l’omicidio di Pasquina Gnutti viene archiviato senza colpevoli.

 

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